Per la conformazione del terreno su cui insistono i resti della villa rustica romana,in località Migliano di Scampitella, possiamo ipotizzare una sua tipologia del tipo

terrazzamenti, costituita da un complesso di costruzioni disposte lungo i pendii della collina e comprendenti l'edificio principale,la domus, i depositi dei cereali e

degli altri alimenti,ad uso umano e per gli animali, le stalle, i depositi degli attrezzi agricoli,i luoghi di dimora degli operai,forse schiavi,le botteghe artigiane, il luogo

di culto. Da alcuni resti,venuti alla luce durante opera di aratura agricola, si ricava l'impressione che una delle costruzioni,quella posta più in cima sul pendio, la

domus, probabilmente, avesse come fondamenta una precedente costruzione sannitica. Questa tecnica di costruzione era molto seguita dai Romani, attenti a

sfruttare al massimo le opere di altri, purchè queste stesse non fossero più visibili; tanto per impedire il perpetuarsi della memoria storica delle genti sottomesse,

strategia attuata con più rigore nei riguardi delle popolazioni di origine sannitica, ancor più se quelle genti sannitiche erano gli Irpini, popolo condannato dal

Senato di Roma alla <Damnatio Historiae>, cioè a scomparire dai documenti ufficiali governativi,dalle iscrizioni, dai libri ed un tale evento persecutorio veniva

attuato al fine di non  far restare traccia del vissuto di quelle genti, come se quelle stesse non fossero mai esistite. Sintetizzando, gli Irpini furono condannati alla

cosa peggiore che può capitare ad un uomo, ad un popolo, peggiore addirittura dell'annientamento fisico: la cancellazione dalla memoria collettiva. Tanto

accanimento fu messo in atto,ovviamente, per il timore di ritrovarsi ancora una volta contro,un giorno, quel popolo così fiero e battagliero quale fu la gente irpina

appartenente al popolo dei Sanniti . Qualcosa di simile è stato messo in atto con uguale cinismo e ferocia,in epoca più recente, 1861 , nei confronti di tanta parte di

quella popolazione del Mezzogiorno d'Italia,bollata precipitosamente, il più delle volte, col nome " Briganti ", nell'accezione dispregiativa del termine.

Capito? 

                                                         

 

Del territorio scampitellese, di 15 kmq, Migliano rappresenta una quota cospicua e di esso costituisce la parte più verde e quella affacciantesi sull’autostrada NA-BA,

a cui è collegata, in modo facile e rapido, mediante il casello autostradale di Lacedonia. Migliano, menzionata in documenti storici, fu attraversata da vie antiche in

quanto a ridosso del Calaggio, corso d’acqua usato come loro riferimento, anche dai Romani e tra esse, quasi sicuramente,la via Aurelia Aeclanensis e la via

Herculia;  a testimonianza un miliare scritto, di fine II secolo d.C., ivi ritrovato ed in mostra in area pubblica del paese.Una grande varietà di reperti

archeologici,anche per epoca, affiorano sui terreni agricoli della contrada, soprattutto in aree ben circoscritte; tra esse quella detta “Fosse dei briganti”, ambienti in

abbandono, dalla forma slargata alla base, stretta in alto e contenente un’apertura superiore in muratura concentrica; esse sono comunicanti tra loro, scavate nella

pietra arenaria ed in parte ancora da esplorare.

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