Scampitella, in provincia di Avellino, attualmente è un piccolo centro di circa 1.600 persone, situato sull'Appennino Dauno-Irpino. Si erge su un'altura, alla cui base, a Nord, Nord-Ovest insiste la valle scavata dalle acque della Fiumarella e a Sud, Sud-Est la valle del fiume Calaggio. Al pari di altri comuni limitrofi le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Su zone del suo territorio frequenti sono i rinvenimenti di conchiglie fossili, di testimonianze del periodo Eneolitico inferiore (utensili di selce), di frammenti di ceramica appenninica o del bronzo finale, prove che dimostrano la presenza, in loco, di insediamenti abitativi antichissimi. Proprio la presenza della valle del Calaggio, erosa dall'omonimo fiume (un tempo definito "rumoroso" e capace di produrre alluvione,come scritto in un documento (*) dell'ottobre del 1086 conservato presso l'Abazia di Cava dei Tirreni) che nei pressi di Candela, preso il nome di Carapelle (fiume definito navigabile dallo storico Stradone) va poi a gettarsi nel golfo di Manfredonia, e della vallata della Fiumarella, affluente del fiume Ufita, a sua volta affluente del fiume Calore che poi immettendosi nel fiume Volturno va a sfociare nel mar Tirreno, ha dato motivo, a tanti popoli dell'antichità, di attraversare il suo territorio. Tali vallate costituivano un facile punto di passaggio dei traffici che andavano intensificandosi nelle città costiere dello Jonio, dell'Adriatico e del Tirreno.

Queste motivazioni aggiunte ad altre di natura ambientale, quali la fertilità del suolo, la presenza di un clima abbastanza mite, la ricchezza di acque sorgive, di pascoli, di boschi, di animali selvatici, diedero l'occasione ai popoli dell'antichità di attraversare queste terre e talora di stanziarvisi. É quanto accadde a talune popolazioni preistoriche, a gente dell'antica Grecia, come i Dardani, che sicuramente di qui passarono quando si inoltrarono nelle zone interne dell'attuale Campania, qui trapiantando la coltivazione della vite, quella che produce il vino Aglianico, in particolare e la coltivazione dell'ulivo, produzioni divenute tanto importanti per il sostentamento delle genti di queste terre. Secondo un insigne studioso (*Erminio Paoletta,originario di Accadia), Scampitella, nel nome manifesta una sua origine greca.

Il primo suo nucleo abitato di una certa consistenza, avrebbe preso nome "Sekabae télea, parola che stava ad indicare il "luogo ove si praticavano riti iniziatici in onore della dea Ecuba (gr.HecabE), divinità, d'origine greca, implorata per rendere fertili le donne e per aiutarle a divenire madri; il nome Sekabae télea avrebbe poi subito l'infissione di M, come nel passaggio da Capitolium a "Campidoglio";  l'attuale suo nome deriverebbe da una trasformazione medioevale di quel termine. Guarda caso, il culto di S.Maria della Consolazione, sua celeste Patrona,presuppone, come per la Consolazione di Deliceto, riti propiziatori per la fecondità, la gestazione ed il parto delle donne. E sul suo attuale territorio insiste anche un luogo identificato col nome di Contra, o meglio "Città di Contra"; questo termine rimanda ad Acca Hontra (Accontra), in osco "Acca Infera"; dunque la Scampitella con riti di vita, Contra con riti di morte e resurrezione. La caduta dell'inizio Ac nella parola Accontra si giustifica con ac-ad avvertito come preposizione locativa: presso Contra, così come avvenuto con il termine "Alfrugno",divenuto Frugno (torrente tra Monteleone di Puglia, Accadia e S.Agata di Puglia; probabilmente nel territorio di Contra ci doveva essere l'ingresso di una grande voragine che nell'immaginario collettivo di allora, poteva permettere "la discesa agli Inferi", come per la Mefite nella valle d'Ansanto ,vicino a Rocca S.Felice, menzionata dal sommo poeta Virgilio. Questo termine Contra, al momento pare comparire per la prima volta in quel documento storico Cavese di cui sopra e menzionato a proposito dei confini del casale e del Priorato di San Pietro Olivola, ove sta scritto:

<guardiola (attuale località nel territorio di Scampitella), quod confinit cum contre>

questo documento sposta l'inizio della comparsa del termine Contra dal 1187 al 1086, giacché, prima, il nome Contra compariva nel 1187 quando, nel Catalogus Baronum, stava scritto che il casale di Contra aveva inviato alcuni milites a combattere in Terrasanta.Il documento Cavense(ottobre 1086) contiene scritto: Ralnolfo Brittone e Ruggiero Duca danno a Pietro I, Abate del Monastero di Cava, il Casale ed il Priorato di S.Pietro Olivola, la Chiesa di S.Maria Guardiola e di S.Benedetto "in pertinentiis Vici" oltre alcune pezze di terre, villani ed un mulino "in iscla maccarono" (Arch. Cav.B,41). Tale documento è un aiuto prezioso per capire i nomi delle località di allora che ancora adesso costituiscono il territorio a ridosso dei comuni attuali di Anzano di Puglia, S.Agata di Puglia, Scampitella, Vallata e Vallesaccarda; la descrizione fatta dei luoghi è meticolosa, oserei dire cinematografica.

Dal documento sappiamo che la Chiesa di Guardiola e quella di S.Benedetto, sicuramente coincidente con l'attuale chiesetta di San Giuseppe, soltanto cambiata nel nome ed ancora presente nella frazione S.Giuseppe di Vallesaccarda, risultavano dirute (distrutte); quindi per essere tali erano state costruite in epoca precedente, probabilmente dai Longobardi dopo la loro conversione alla religione cattolica. La loro epoca di costruzione potrebbe coincidere all'incirca con l'anno 800 oppure 900 d.C. e costruite su un qualche precedente tempio pagano, sicuramente presenti a ridosso di quell'importante percorso viario rappresentato dal torrente Lavella poi divenuto la Fiumarella e basti ricordare che lateralmente al suo percorso si snodava la strada romana Aurelia Aeclanensis, un tratto della via Herculea, ed il corso di questo torrente, in alcuni tratti, coincise con la stessa via Egnatia, l'importante strada d'origine sannita. A difesa di questo asse viario, che in epoca Longobarda prese il nome di Beneventana, i Longobardi nell'attuale territorio di Scampitella costruirono un presidio militare in località dell'attuale frazione di Ciccarella e la prova di ciò è rappresentato dal toponimo "la Motta" che come memoria storica è giunto fino a noi; la Motta identifica una collinetta con la sommità trasformata in una grande area quasi pianeggiante ove gli anziani del posto, ma anche gli abitanti di mezza età, ricordano di aver rinvenuto da sempre alcune ossa umane come i teschi, oltre a suppellettili varie; alla base di questa collina sorse l'antico borgo medioevale di Ciccarella, ove fino a circa venti anni fa erano ancora presenti due mulini idraulici e che sfruttavano proprio le acque irrequiete della Fiumarella, all'epoca così pescosa ma non oggi, a causa della scarsezza del flusso d'acqua e soprattutto per colpa di diserbanti ed anticrittogamici. Del convento di San Pietro Olivola, con annesso casale, agli inizi del 1800 restavano ancora alcune costruzioni, se pur e fatiscenti, e tra esse una torre; attualmente di esso, in tenimento di Sant'Agata di Puglia, restano pochi ruderi. Eppure quel Convento per alcune centinaia d'anni fu importante Centro Monastico Benedettino, tanto importante da avere giurisdizione sull'altro importante Convento di S.Antuono situato lungo il fiume Calaggio, tra gli attuali territori di S.Agata di Puglia e Candela. S.Antuono fu sede dell'antica stazione (mansio) "in Honoratianum", successivamente dedicata al Santo protettore degli animali. Addirittura fu ridente e popolato casale fino al XIV secolo.

Divenne convento alle dipendenze della Badia di Cava, poi monastero forse dell'Ordine Teutonico degli Ospedalieri che davano ospitalità ai pellegrini diretti in Terrasanta. Successivamente divenne feudo appartenente ai marchesi di Trevico. Oggi, vedi fotografie, è in abbandono quasi completo.

 

 

Pg 822-823 del libro di Erminio Paoletta

"Le pietre dimenticate ricordano"

Ed. Laurenziana - NAPOLI 1993


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