Testimonianze archeologiche nel territorio di Scampitella di Euplio Giannetta

Pubbl. su VICUM (organo dell’Ass. P. S. Mancini – Trevico – Periodico trim.) GIU-SETT 2005

In epoca remota, Scampitella ha avuto una grande importanza e le vestigia di questa sua antica grandezza si trovano in abbondanza, nel suo territorio.

Scampitella abbraccia una vasta area assai interessante dal punto di vista archeologico, che, purtroppo, non è stata ancora sottoposta a ricerca sistematica.
Secondo alcuni studiosi, tra cui Michele De Luca e Salvatore Salvatore, che di tanto in tanto hanno visitato una piccola parte del suo territorio, Scampitella, in epoca remota, ha avuto un’importanza di gran lunga superiore ad altri centri più noti e reclamizzati, perché meglio esplorati.

Le vestigia di un’antica grandezza si trovano in abbondanza, solo che la gente, che possiede i pezzi pregiati, dice di non averli mai posseduti: pelike slanciate di fabbricazione locale, caratterizzate dalle fasce rosse orizzontali che le ornavano, ma ispirate ai modelli classici ellenici; oinokoe, skifoi, olle, crateri, tazze tutte del tipo apulo (acrome e con decorazioni geometriche brune a vernice), ecc., del VI – V sec. a. C. (1). 
Nella zona del campo sportivo, nel punto in cui il terreno, staccatosi, era sprofondato di qualche metro, Michele De Luca, in una delle sue visite, notando alcuni tegoloni situati a spiovente su altri messi verticalmente, si avvicinò, li rimosse e vide un’olla sferica di grandi dimensioni, con orlo rialzato, due anse disposte verticalmente e tre ordini di fasce dipinte a vernice rossa e poste orizzontalmente, nella parte più ampia. Poco lontano dalla olla, sempre ai piedi del cadavere, c’era un piatto, decorato, all’interno, con linee concentriche di colore bruno.

Il materiale della tomba, appartenente alla facies apula, risalente al VI secolo a. C., fu consegnato al Museo Irpino di Avellino.
Un’altra zona ispezionata, sempre dallo stesso studioso, è quella di Migliano, nella quale si rinvengono, fra l’altro, tracce di muri, di pavimenti in coccio pesto, frammenti di ceramica sigillata, tasselli di mosaico, vetri colorati, ma anche resti di terraglie preistoriche lavorate a mano e con decorazioni impresse a crudo con le dita, anse di recipienti per la raccolta e la conservazione del latte, vasellame da fuoco, resti di pignatte, selci usate per raschiatoi, coltelli e punte di frecce. Inoltre, vi affiora una villa rustica romana, con annesse sette fosse granarie e nel 1979, in seguito a lavori di aratura condotti dal sig. Rauseo Euplio, fu reperito un miliario romano, di età dioclezianea (293 d. C.) (2).

Nella proprietà di Giovanna Lavanga, a un chilometro e mezzo circa dalle summenzionate fosse, scavate nell’arenaria, ne esistono altre cinque, scavate, invece, nella pietra. 
Dal centro del paese, scendendo verso il Calaggio, per via Cicala, arrivati sotto il ponte D’Omero, azzerare il contachilometri e proseguire a sinistra, imboccando, subito dopo, la stradetta che porta alla masseria di Rauseo Luigi: percorsi meno di cinquecento metri, dopo la curva a sinistra, sulla destra, a qualche metro dal ciglio della stradetta, trovasi il luogo ove era ubicata la cappella, nella quale, a detta del proprietario del terreno, Rauseo Rocco Luigi, si è celebrata la santa messa sino ai primissimi anni del Novecento. Della suddetta cappella non esistono ruderi, perché il sito fu sconvolto negli anni sessanta, con la costruzione dell’autostrada Na/Ba.

Chissà se era situata nello stesso posto la cappella vecchia, in cui potrebbe essere stato martirizzato San Potito (3)!
Un sito archeologico altrettanto interessante è quello di Guardiola, dove c’era il Monastero di S. Maria, la cui donazione al Monastero della SS. Trinità di Cava, già avvenuta nel 1086, con Rainolfo Brittone e Ruggero I, fu confermata, nel 1143, da Riccardus filius Riccardi, con il consenso del vescovo di Vico (4).
Sempre alla stessa contrada, si riscontrano tracce considerevoli della civiltà pre-romana (5).
Un altro sito di una certa importanza è Lu Ciélize “Il Gelso”, che trovasi a nord–ovest, nelle vicinanze della Fiumarella, dove – è quanto si dice - sono state trovate molte monete, e non solo.
A sud del precedente sito, si trova La Motta, una collinetta su cui i Longobardi costruirono un presidio militare, a difesa dell’importante asse viario, che in epoca longobarda prese il nome di Beneventana.
Durante qualche visita di ricognizione, come Gruppo Archeologico, abbiamo trovato diverso materiale fittile, che trovasi presso la sede del Gruppo, a disposizione della Soprintendenza, che è stata regolarmente avvisata.

Facendo qualche escursione da solo, anche in una zona chiamata Lu Spitàle, che dovrebbe identificarsi col vecchio casale Hospitalis (con una decima di tarì III), vicino al rione Piano di Contra (6), ho notato pezzi di anse, ceramica a vernice nera, ecc..
Trovansi, inoltre, i resti di un muro di cinta, realizzato in blocchi di gesso, che si possono osservare in numero considerevole, ammonticchiati in loco, e, secondo la testimonianza del proprietario di uno degli ap-
pezzamenti di terreno (Frisiello Michele, novantenne), si troverebbe anche il basolato di una casa o di un piazzale, ma, secondo quanto mi ha riferito ultimamente, trattandosi di lavori eseguiti diverso tempo fa, lungo il suddetto muro, dell’esistenza del summenzionato basolato non è più tanto sicuro, essendoci la possibilità di essersi confuso con la base del muro stesso.


Al rione Città di Contra, tempo fa, passando, ebbi modo di ammirare uno stemma episcopale e due angeli in bassorilievo, molto belli, su un elemento trasversale di pietra viva (0, 60 * h 0,20 * 0,26), facente parte di un portale di finestra di una chiesa dei paraggi, molto probabilmente di Santa Maria di Guardiola, per esempio, di Contra, del casale Hospitalis o della Cappella di Migliano. Attualmente, detto reperto non risulta più murato: è stato rimosso e affidato, dai proprietari, alla custodia del parroco don Arminio Corbo.

Infine, non va dimenticato l’insediamento venuto alla luce durante i lavori di scavo per la costruzione della Casa degli Anziani: dovrebbe trattarsi, secondo alcuni studiosi, di un sito sannito-romano, riportabile al IV – III sec. a. C.. Per saperne qualcosa di più, bisogna aspettare che si pronunci la Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Si auspica che la suddetta Soprintendenza voglia tenere la zona, nella giusta considerazione, e che l’Amministrazione Comunale presti una maggiore attenzione a questa tematica, facendosi, per esempio, carico di salvaguardare il miliario, le fosse granarie e l’annessa villa rustica romana, che costituiscono una parte importante del nostro patrimonio archeologico.

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(1) Michele De Luca, I Sanniti e il nostro territorio, pag. 15 – inedito.
(2) Michele Auciello, Le masserie primoangioine, in VICUM – MAR - GIU. 2003, pag. 33; Un interessante ritrovamento a Scampitella, in Civiltà Altirpina, novembre-dicembre 1979, pag. 24 e in Pagus, Agosto 2003, pag. 4
(3) Michele Auciello, San Potito e la cappella vecchia di Migliano, in VICUM, MAR-GIU 2001, pag. 45.
(4) Michele De Luca, La Baronia tra Longobardi, Saraceni e Normanni, in VICUM – DIC. 1983, pag. 32;.Antonietta Todisco, La diocesi di Vico e il culto di Sant’Euplio, in VICUM - Mar – Giu 2001, pp. 37.
(5) Michele De Luca, Insediamenti ed itinerari nella Baronia pre-romana e romana, in VICUM - SETT. 1986, pag. 44. 
(6) Pietro Cuoco, La Baronia: insediamenti e territorio, in Samnium, Luglio–Dicembre 1982, pag. 183 e Le strutture ecclesiastiche della diocesi di Trevico: S. Sossio Baronia, in VICUM DIC. 1983, pag. 39.
(7) Il Vaso Apulo è stato fotografato sul testo: Vicende Storiche della Baronia, di Michele De Luca - C. E. Menna – 1978 Avellino, pag. 90.

 


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