Scavi archeologici nella località Pietradurante ( Bisaccia-AV) affacciantesi sulla valle del Calaggio.

Questo articolo è tratto da “La Torre” Periodico di Cultura e di Attualità del CUS-Bisaccia- Dicembre 1979-Anno X- N° 20-

Il prof. Paolo Peduto, docente dell’Università di Salerno, riferisce,in esclusiva per “ La Torre”, sui risultati degli scavi da lui diretti.

Gli scavi archeologici intrapresi dal 1° al 29 luglio scorso in località Pietradurante di Bisaccia (Avellino) consentono di formulare alcune considerazioni soltanto preliminari, poiché gli stessi reperti e i dati raccolti sono in fase di lavorazione e di studio.

L’area interessata dai saggi- eseguiti per conto della Soprintendenza Archeologica di Salerno dall’Istituto di Filologia e Storia medievale dell’Università di Salerno e dalle dott.sse M.A. Iannelli e A. Iacoe – ha rivelato parte di un sepolcreto altomedievale individuato da qualche anno, durante l’esecuzione di lavori di sbancamento, da Nicola Fierro, nella proprietà La Penna.

Il luogo circostante il sepolcreto rimanda attraverso il toponimo “Calaggio-zona boscosa” a frequentazioni goto-longobarde e la stessa chiesetta di S.Sofia – che nasconde sotto un crollo l’apertura di una cella che penetra nella roccia della collina cui si affianca – testimoniacon la sua dedica una frequentazione altomedievale bizantina.

Questo contrasto è solo apparente. Bisaccia,infatti, a non molta distanza da S.Angelo dei Lombardi, sorge lungo il confine tra la Campania e quella regione che al tempo di Tiberio II (578-82) veniva individuata dai Bizantini come Calabria e che comprendeva allora anche la Lucania e la Puglia. Tale confine rimase in questo tratto abbastanza ben definito, fino alla scomparsa del catapanato d’Italia.La stessa torre mastio fridericiana inglobata dal castello cinquecentesco indica che anche in età sveva la posizione doveva essere considerata vantaggiosa per il controllo delle penetrazioni lungo il Calaggio che, nella pianura pugliese, assume il nome di Carapelle e scorre parallelo all’Ofanto considerato da sempre come strada maestra da e per l’Adriatico.

I lavori di scavo hanno consentito l’individuazione su di un’area di circa m 30x30 di undici tombe, più o meno intatte, e dai resti di altre tre distrutte quasi totalmente dai suddetti sbancamenti.

Le tombe – tutte scavate nella roccia tenera, quasi sempre rigidamente orientate secondo l’asse Est-Ovest – erano per la maggior parte costruite con filari perimetrali di pietre, che formavano il loculo, ed erano coperteda alcune lastre di materiale scistoso scavato in zona adiacente, situata presso il torrente Isca-Scafa sottostante.

Il raro corredo funerario conferma la povertà di questi contadini dediti alla coltivazione di granaglie, com’è testimoniato da alcuni utensili agricoli rinvenuti negli strati di riempimento di numerose fosse destinate, con molta probabilità, alla conservazione di derrate alimentari.

Tragli attrezzi ritrovati va ricordata una piccola roncola di ferro, necessaria per la potatura del vigneto e degli alberi da frutta, e alcune macine a mano, in pietra lavica del Vulture, per il grano.

Due leggere fibule in bronzo, adatte a reggere le stoffe di sottili sudari, confermano l’uso di deposizioni dirette, senza cassa. Durante la pulizia di una delle tombe distrutte dalla ruspa siè recuperata una fibula di bronzo, raffigurante un cavallo decorato da cerchietti incisiche ricordano vagamente analoghi motivi decorativi barbarici, come avviene per i frammenti di pettine in osso che rimanda a simili manufatti reperiti nell’Italia del Nord (a Torcello) durante scavi sistematici.

Nonostante qualche tentativo di raffronto non è possibile, però, assegnare ad una etnia definita questi reperti che piuttosto mi sembrano assommino influssi culturali di varia matrice, come è possibile notare dalla brocchetta a bande rosse proveniente sempre dalla tomba distrutta.

Tale prodotto ceramico, infatti, è riferibile a consimili manufatti individuati nel sepolcreto della chiesa di S.Lorenzo di Altavilla Silentina (Salerno), databile alla prima metà del VII sec.

Questo tipo di bocchette decorate con bande irregolari, ottenute da ossidi ferrosi, è diffuso in tutta l’Italia meridionale ed è quasi sempre presente nelle tombe medievali delle aree di dominazione bizantina. D’altro canto l’uso stesso di seppellire più morti nella stessa tomba, come s’è trovato a Pietradurante, è tipico di tutta l’area mediterranea, mentre sembra sconosciuto ai Barbari provenienti dal Nord.

Il sepolcreto di Pietradurante portato alla luce faceva parte di un piccolo insediamento di agricoltori che continuavano in qualche modo nell’Alto Medioevo la fatica in quei campi, una volta vanto della organizzazione agricola romana.

Paolo Peduto

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