dall’imperatore Alessandro Severo (16), il quale allestì, in tutte le province, pubblici granai (17), per conservare le derrate di quei cittadini sforniti di magazzini (18).

Verosimilmente ‘horrea publica’ furono le fosse di Migliano, costruite durante i primi decenni del III sec. d. C., per accogliere anche il frumento delle aziende vicine, in attesa di essere immesso nei circuiti commerciali, tanto più che prossimo era il braccio più lungo della via Herculea.

            Già nella metà dell’VIII sec. d. C., la ceramica di superficie di Migliano denuncia un lento, ma progressivo declino, pur se si ravvisano sprazzi di vita nel IX e X sec. d. C.: alcuni frammenti di tazze rimandano ad ambienti ecclesiastici. Una chiesa?; un monastero?. Ormai le otto fattorie agricole, posizionate sul torrente San Pietro Olivola,  hanno smesso la loro attività, ritiratesi definitivamente dalla storia (!9).  

 

Su tutta la zona, non esclusa Migliano, consacrata dalla storia per il martirio di San Potito (20) e ridotta a demanio,  come documentano la pergamena 41B e la pergamena 7C dell’Archivio di Cava dei Tirreni (21), scende la notte lunga con una pallida alba in epoca angioina.

Nel 1270, infatti, il re Carlo I d’Angiò, volendo potenziare la sua rete masseriale, aumentando gli aratri (22) o creando nuove masserie, il 3 aprile dà ordine a Goffredo de Sasso, Maestro Massaro di Capitanata, di estendere “la cultura

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 (16) Imp. Caesar M. Aurelius Severus Alexander Augustus Parthicus. (13 marzo 222 – marzo 235).

 (17) Lampride, Vita Alexandri Severi, 38: Horrea in omnibus regionibus publica fecit, ad quae conferrent bona ii, qui privatas custodias non haberent.  

(18) Qualcosa di simile, fino agli inizi del 1900, avveniva a Foggia, ove in piazza della Croce v’erano allestite 1.000 fosse per accogliere il grano delle masserie pugliesi. A Cerignola, nel 1940, ce n’erano 752. Cfr Italo Palasciano, cit, pag. 286.

(19) Anche nel piccolissimo mondo della riva sinistra del Calaggio si ha la ricaduta dello scontro senza senso tra Cristianesimo ed Islam, che, tra l’altro, rompendo l’equilibrio del Mediterraneo, spostarono il centro di gravità commerciale verso il Nord. H. Pirenne, Les villes du Moyen Age, Bruxelles, 1927; nella “Economia Laterza”, prima edizione, 1995, pag. 22.   

(20) Acta Sanctorum ianuari, 13, Anversa, 1643. Cfr. San Potito e la cappella di Migliano (Scampitella – AV) di Michele Auciello, in Vicum, Marzo-Giugno 2000, pag. 45.

(21) Cfr. VICO O TREVICO? Le pergamene degli Archivi di Benevento, Cava e Montevergine, di Michele Cogliani, in Vicum, Marzo-Giugno, 2000, pag. 9.

(22) Ogni aratro aveva tre coppie di buoi: la prima veniva aggiogata all’alba e dopo tre ore era lasciata libera nella ‘mezzana’; era aggiogata la seconda, che, dopo tre ore, era sostituita

dalla terza. Il lavoro di una giornata di aratro corrisponde ad un tomolo di terra circa. 


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