nelle terre della Curia di Calazio Vetere” (23), a tutt’oggi senza ubicazione certa.

            Per me, le terre della Curia di Calazio Vetere pongono tre quesiti: il primo è legato all’appellativo’Vetere’, il secondo al nome ‘Calazio’, il terzo alla loro ubicazione.

Negli atti delle cancellerie del Basso Medioevo e nei diplomi privati o di enti ecclesiastici, spesso s’incontra il termine ‘vetere’, usato per designare manufatti antichi o comunque di età tardo-antica. Nel 1197, infatti, il notaio Goffredo chiama “arcaturum veterem Calabii” (24) il ponte della Herdonitana o dell’Aeclanensis, in località Palino, e, nel 1221, un altro notaio, Alennato, dice “viam veterem Sancte Marie” (25) il presumibile tratto dell’Herculea, che univa Santa Maria Juncarico a Santo Stefano Juncarico, a Sud di Rocchetta S. Antonio.

La forma Calazio è conseguenza della incerta trascrizione fonetica del toponimo ‘Calaggio’, reso, ora ‘Calabius, ora ‘Calagius’, ora Calazio, dalle diverse cancellerie medievali.

Infine, bisogna ammettere che le fosse di Migliano, con funzione di ‘horrea publica’ in età tardo-antica, ben meritano l’appellativo ‘vetere’, sinonimo di un passato relativamente grande. E, naturalmente, ne discende la identificazione della “massaria Calagii” (26), o Calazio Vetere con il fondo Migliano, che in età angioina riconquista il suo posto nella storia. La “massaria Calagii” produce trenta salme di orzo e trenta di frumento (27),   nell’anno 1296, e cento di orzo e cento di frumento (28), nell’anno 1299.

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 (23) I Registri della cancelleria angioina ricostruiti da R. Filangieri, vol. V, n. 409; cfr. vol. XIII, n. 288.

(24) Reg. 31. Documenti Cavensi per la storia di Rocchetta Sant’Antonio. a cura di Carmine Carlone – Edizione Studi Storici Meridionali.

(25) Reg. 34 – Documenti Cavensi per la storia di Rocchetta Sant’Antonio, cit..

(26) P. Egidi, Codice diplomatico dei Saraceni di Lucera, Napoli, 1917, n. 200, pag. 76: 1296, luglio 13, Napoli – Carlo II impone a Giacomo di Benevento da Corneto di assumere l’ufficio di maestro massaro in Capitanata…e di provvedere alla raccolta delle messi delle reali masserie…massaria Calagii in qua sate sunt ordei sal. XXX, frumenti sal. XXX; …     

(27) Una salma è pari ad otto tomoli; un tomolo è pari a cinquanta litri, ovvero 48 chilogrammi.

(28) P. Egidi, Codice diplomatico di Lucera, cit. n. 265, pag. 105: “de massaria Calagii ordei sal. C et frumenti sal. C que victualia sint recollectionis anni nuper elapsi XII ind.. »   

  

Pubbl. su VICUM

(organo dell’Ass. P. S. Mancini – Trevico - AV – Periodico trim. – MAR. – GIU. 2003, pag. 33)


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