Giungendo dal casello autostradale nella nostra ridente e vetusta cittadina si attraversa il rione periferico denominato “ trinità “, un agglomerato di file regolari di casette asismiche fino a qualche anno fa, oggi sostituite da alloggi moderni, decorosi, civili in via di assegnazione.Vi si trovano due belle e antiche chiese: il tempio della Santissima Trinità, riaperto al culto lo scorso anno ad agosto, dopo lunghi, impegnativi e onerosi lavori di restauro e la chiesa della Consolazione, fondata “ in solo lateranense “agli inizi del 1500. Al di fuori della cinta muraria Frate Marco Pedoca, ventinovesimo vescovo di Lacedonia, insigne matematico e già abate di San Vitale di Ravenna, fece innalzare nel 1587 una croce di pietra posta su colonna di travertino lavorato. Il basamento era formato da due anelli concentrici di pietra locale sui quali, stremati o trafelati, trovano un po’ di riposo e sollievo i nostri contadini tornando a tarda sera dai campi assolati e polverosi. Due anni fa, un mattino di giugno, l’automezzo di un venditore ambulante, con maldestra manovra di retromarcia, urtava e mandava in frantumi la storica stele.

Da qualche giorno, dopo lavori di ricomposizione e di risistemazione, finalmente , la croce di Pedoca, come viene chiamata nel linguaggio comune, svetta nel suo naturale habitat, poggiando su tre anelli circolari, dei quali il più basso tirato su dalla sede stradale nella quale era scomparso.


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