www.calaggio.it nasce nel 2001 per far riscoprire, meglio conoscere e valorizzare, grazie anche agli strumenti messi a disposizione da internet, quella parte del territorio italiano un tempo facente parte dell’antico Sannio-Irpino ed attualmente parte integrante di quell’Irpinia d’Oriente attraversata dalle acque del fiume Calaggio, definito rumoroso e navigabile da Strabone, geografo e storico della Grecia antica. E’ una terra ricca di Storia, percorsa sin dall’antichità da vie d’acqua e terrestri, come la via della lana, dal tratturo Pescasseroli-Candela, da tante vie consolari romane, riprese anche in epoche successive ed attualmente dall’autostrada A 16 NA-BA. Questa nostra terra merita maggiore rispetto ed attenzione e soprattutto chiede di essere messa in condizioni per essere meglio apprezzata e valorizzata degnamente.

Per ottenere questi risultati c'è bisogno di guardare al nostro territorio con occhi diversi rispetto al passato. Diversamente continueremo a dimenarci nel pantano in cui ci siamo fatti condurre come quei pesci che nuotano in esso con sempre più difficoltà man mano che l’acqua si riduce e con essa l’ossigeno a disposizione, in attesa della pioggia benefica e rigenerante o peggio della propria scomparsa, anche come popolo un tempo fiero e capace.

Tra gli strumenti individuati per infondere fiducia in noi stessi c'è la riscoperta ed una migliore conoscenza delle vicende storiche che videro protagonisti le genti che qui ci hanno preceduto, imparando nel contempo ad analizzare quegli avvenimenti ed a trarre da essi insegnamenti utili per la nostra salvezza e rinascita. Sforziamoci di sentire emotivamente propria quella storia passata. Non bocciamola a priori, magari solo perché quelle vicende riguardano epoche molto distanti da noi o semplicemente perché esse ci rimandano ad un passato tante volte fatto di sacrifici, di povertà, tutti esempi di un vissuto che si vorrebbe cancellare o seppellire in qualche angolo nascosto della memoria, dimenticando che una foglia appartiene sempre all'albero da cui si è staccata, se pur trasportata altrove dal vento. Tenere sempre viva la fiammella della memoria storica è uno dei valori che fortificano un popolo a maggior ragione in epoca di globalizzazione. Diversamente agendo quel popolo vedrà sparire la propria identità e con essa anche la propria capacità di costruire il Futuro con la F maiuscola. Abbiamo un patrimonio paesaggistico unico che in parte ci siamo fatti sporcare, deturpare.

Il nostro territorio è ancora scarsamente urbanizzato ed il pensiero va soprattutto al tratto compreso tra i territori dei comuni di Candela e di Grottaminarda. Abbiamo una variegata tipicità di prodotti provenienti dal mondo agricolo ed alimentare che a fatica si tenta di salvare dall’oblio, cosi come le tante ricette della nostra cucina. Abbiamo un patrimonio immobiliare dismesso, anche a seguito della nuova emigrazione, che di giorno in giorno deperisce, pur trattandosi di costruzioni quasi tutte recenti e spesso si tratta di abitazioni ricostruite a seguito degli ultimi eventi sismici. Abbiamo molti esempi di abitazioni rurali anche di fattura pregevole che stanno andando in malora e che potevano essere recuperate dandoci valenza turistica per l’amenità dei luoghi.

In definitiva qui c'è bisogno di una ventata di freschezza, di energia positiva, di un rinnovato patto sociale capace di costruire lo sviluppo nelle nostre contrade. C'è necessità di gente disposta a creare nel nostro Sud occasioni vere di lavoro, rigettando la logica dei marchingegni spesso solo contabili che concedono però molto a pochi e delusione su delusione a tanti altri. Alla gente del Sud che stando altrove ha acquisito capacità gestionali, imprenditoriali, ed in giro per il mondo c'è e si fa onore, io dico FATEVI AVANTI ed insieme concordiamo gli strumenti più opportuni per cominciare a produrre qui quel cambio di mentalità e di modo di agire necessari per uscire dalla ipnosi culturale che ci rende perdenti.

Nessun popolo alleva i propri figli per vederli poi partire, mandandoli a ringiovanire terre lontane ed a mettere le proprie conoscenze, le capacità creative acquisite in casa propria, a costo anche di grandi sacrifici, a disposizione di chi ci ha aperto la porta, pur ringraziandolo per averci accolto. Eppure il sistema Sud accetta questo scippo continuo quasi come un atto dovuto, onoranza di un patto scellerato, non scritto che però ciclicamente viene presentato all'incasso. Ma in nome e per conto di chi, di che cosa?

E' forse questo atto la reminiscenza di quel rito un tempo chiamato Ver Sacrum ? Basta!


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