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LE RIVELAZIONI DEL NITIDISSIMO
CIPPO DELLA FRAZIONE << MASTRALESSIO >> DI ANZANO DI PUGLIA
(FG) SUL CULTO DI ECA (= ECUBA) QUALE MATER IDAEA E SULLA IEROGAMIA.
LE
NOVITA' DI UNA DELLE POCHE EPIGRAFI GRECHE IN LIMPIDI CARATTERI LATINI.
Il presente saggio costituisce
il cap.XXI B (in continuazione del cap.XXI A per le analogie col culto di
ECA AFEA riscontrate sullo stemma di Trevico(AV) con serpenti a testa di
cicogna) del presente volume archeologico, assai ampio, completamento e
summa d'una serie omogenea in sei volumi.
Del saggio siamo debitori al benemerito periodico VICUM attraverso la
cortesia del suo Direttore, l'amico Dr. Salvatore Salvatore, nell'ultimo
incontro del 29 Settembre 1991, e attraverso una figura e un articolo
assai interessante dello studioso Michele Auciello, << PATENTATI
DELLA REGIA DOGANA DI FOGGIA NELLA BARONIA >>( nel numero di
Dicembre 1990).
Il cippo riportato nella figura,con la sua epigrafe greca in caratteri
latini ( una vera rarità su un cippo così notevole) non si adattava
all'articolo, ma l'articolista ha reso uno straordinario servigio alla
cultura proprio attraverso il suo felix error, che è comprensibile in
quanto determinato dal trovarsi la pietra sulle vie della transumanza e
favorito dal testo assai insidioso a causa soprattutto dei vocaboli delle
linee superiori, deformati per l'interferenza di alcune figure (
determinante soprattutto il secondo vocabolo, IDAEA, che può passare per
( come per un vocabolo nello stemma antico di Trevico) per una moderna
data ( 1754 o 1564).
Lo studioso, con grande onestà anche intellettuale, già precisava che
<< la lettura è dubbiosa>> e che << qualsiasi tentativo
d'interpretazione resta largamente approssimativo>>.La figura -
trasformata in diapositiva - ha rivelato, attraverso l'esame
microarcheologico, i millenari segreti del cippo, sulla linea di decine e
decine di reperti, anche molto più ardui, da noi illustrati in un
venticinquennio. Riportiamo, intanto, i dati tecnici sulla scorta delle
indicazioni dell'Auciello, in attesa dell'esame diretto della pietra.Luogo
di rinvenimento: la Frazione << Mastralessio >> di Anzano di
Puglia (è strano che, trovandosi il reperto in luogo di dominio
pubblico,esso non sia stato riportato precedentemente in altre
pubblicazioni su Anzano ); forma e materiale: cippo grosso modo cilindrico
di marmo grigio; dimensioni: cm 23 per il diametro e 42 per l'altezza
della parte emergente. Posta su una delle vie della transumanza, la pietra
è << fissa nel selciato della Fiumarella >> che attraverso la
Frazione << Mastralessio >>da Grottaminarda conduce al
Tratturo Pescasseroli - Candela. Sigla del reperto potrà essere
CI.E.GR.AN. (CIPPUS ECAE GRAIAE ANXANENSIS).
Il cippo presenta a sinistra una grande testa femminile in profilo
destrorso con sulla chioma l'epiteto AFEA (ep.I), << Liberatrice
>>, già incontrato nello stemma di Trevico con le cicogne
serpentine, con la differenza che in quello la < liberazione > era
vista dalla parte femminile , in questo , invece, viene presentata dalla
parte maschile, non per malformazioni particolari, ma come emissio seminis
nella ierospermia. La grande epigrafe a destra (ep.II ) si presenta con
sei vocaboli sovrapposti in sei distinte linee. Il testo - che è di
matrice ellenica, se pur in caratteri italici,come per lo più le epigrafi
della Statua di Accadia e le altre dauno - irpine, risulta il seguente
all'esame microarcheologico:
DANAE
IDAEA
TURIA
ECA?
GRAA?
EIZAO ( con a min. in O).
Il senso è il seguente:
<< offerte idee (= come si fanno alla Gran Madre Idea) seminali (=
con la ierospermia) a Eca ( = Ecuba) vecchia poni >>. I caratteri
sono alquanto abrasi, irregolari e approssimativi, tranne - per fortuna -
nei vocaboli chiave ECA e GRAA·.La prima lettera di DANAE, combinata con
l'ultima (pur essa più appariscente ) di esso ha portato ad A D ( Anno
Domini ) nella lettura dell'Auciello; IDAEA ( per IDAIA ) poteva sembrare
anche una moderna data, 1564 notata , e TURIA può sembrare anche TUNA (
donde l'UNA dell'Auciello); l'ultimo vocabolo, EIZAO presenta una lettera
greca minuscola incorporata in O, l'alpha, come ad indicare che la
pronuncia ne era molto attenuata: ECA e GRAA presentano un punto in alto,
a destra, per indicare che le due A finali valgono il dittongo greco AI,
ridotto ad A con I (iota ) ascritto. Dopo l'esame grafico,ecco l'esame
linguistico.DANEA è il neutro plurale di DANOS, << offerta
>>, senza contrazione finale ( DANEA per DANE ); IDAEA ( = IDAIA) è
in riferimento alla Mater Magna Idaea, il cui nome è rimasto nel toponimo
<< Accadia >>, da Acca ( = Madre ) Idaea (epiteto polivalente,
il cui senso più corrente è quello di << Vedente >> e
<< Provvedente >> );
TURIA è l'adattamento italico del greco thoraîa (agg. neutro) col valore
di << seminali >>, << procreativi >>, ricorrente
nei cippi dauno - irpini; ECA ( per ECAI ) è la forma abbreviata di
Hecuba ( in gr. HekàbE ), ed è insieme teonimo e toponimo ( così
Accadia e Troia, che, però, normalmente era Aecae nel Cluverio, nel Di
Meo ecc.); GRAA., come nel caso di ECA, di cui è epiteto, segnala col
puntino la omissione della I nel dittongo dativale; il termine, che in
greco presenta anche iota intervocalico ( graia ) , letteralmente vale
<< a ( Eca ) vecchia >>, ma l'aggettivo, qui , è da intendere
in un senso particolare, in armonia con uno dei sensi di graûs-graîa,
<< vecchia >>, << pellicola del latte >>, <<
pellicola ombelicale >>; pellicola in malformazione ostruente
l'utero, per cui la donna che ne è affetta, pur anagraficamente giovane,
diviene equiparata a quella che non può avere più figli per vecchiaia.
EIZAO ( per EISAI ) è la 2ª persona dell'imperativo aoristo medio di (s)izo,<<
collocare >>.Vi notiamo la riduzione di S (sigma) a Z e in desinenza
AO per AI (la A - alpha - è nell'O perché debolmente pronunciata). Per
questa Ecuba vecchia da ingravidare cfr. Anna, ONKIATA, di Torre
Annunziata (cap.XXXI) e la vecchia Mater Matuta di Capua, col nome di Anna
nel cap.XL A.
In questa, che è una delle poche epigrafi limpidamente greche che ci è
capitato d'incontrare nella zona dauno-irpina, e una delle rare in
caratteri latini, troviamo insieme i caratteri propri della grecità
occidentale, come la tendenza alla deaspirazione delle consonanti (
psilosi: th ridotto a t in TURIA ), l'inasprimento della sibilante s in z
( EÎZAO per EÎSAO ), la caduta di I semivocalica ( GRAA per GRAIA ),la
mancanza di contrazione ( distrazione: DANEA, per DANE ) l'incupimento di
o in u ( ancora TURIA per THORIA, con significativa interferenza di tyrós,
<< formaggio >>,in una società pastorale). Mancano quelle
divergenze più vistose che facevano tacciare di opicismo ( correzioni
nella lingua greca a contatto con la gente osca detta grecamente opicia:
v. la Statua di Accadia), i Greci o Grecizzanti della Magna Graecia ( in
Oriente vi erano i solecismi, per i Greci - specie della città di Soli -
a contatto con le genti asiane). Ed ecco a vari livelli ( culturale,
toponomastico, folkloristico ) i riflessi del Cippo di Anzano.
Ci troviamo davanti a una esplicita epigrafe di pietra della ierospermia:
una di quelle sacre pietre sulle quali i fanciulli giunti a pubertà
davano prova pubblicamente della loro virilità e passavano tra gli efebi
e gli adulescentes; pietre, queste, dette troiane ( v. ACI TROS sulla
Statua di Accadia, SAE, III, 53 b ecc.) non perché di provenienza troiana
( era questo che tendevano a far credere, per la copertura
nazionalistica,gli ambienti sacerdotali, greci e filogreci col mito delle
pietre troiane di Diomede in Daunia), ma perché il toponimo Troia aveva
la stessa etimologia di thorà, << seme >> ( di qui i vari
toponimi Thurii in Apulia, nel Bruttio o Calabria, in Lucania, con
Accettura, ecc.). Con queste pietre e con questi riti i Dardani si
proponevano originariamente, oltre che di controllare la virilità dei
loro giovani, anche di offrire un nutrimento sacrale ai propri defunti,
dato che la sacra effusio seminis o ierospermia avveniva su pietre
funerarie ( cfr. per le Stele Sipontine il FERRI, cit., SD. II, 1963; IV
1964, p. 13; V 1965, p. 149 ecc.); poi a tali riti vennero sostituiti e
abbinati riti sacrificali e libagioni a base di latte, miele e simili;
indi su pietre così inseminate presero l'abitudine di frizionarsi le loro
donne sterili e presunte tali per il recupero della fecondità ( ciò,
prima di organizzarsi per l'inseminazione artificiale con arnesi come
quelli del Cippo di Trevico ). Ma la ierospermia, una volta introdotta dai
Dardani, a cultura patriarcale, nell'ambito matriarcale mediterraneo,
aveva anche l'intento di provare che alla base della procreazione vi era
il maschio e non già la donna, come tendevano a far credere le
sacerdotesse del luogo per conservare la struttura matriarcale. Una
testimonianza del valore ingravidante di queste sacre pietre era stata
offerta dalla Statua di Accadia con varie epigrafi, fra cui MYLE OYFITA
EXABEC ( SAE, IV, 52; F = PH, X = K, C = S ), << pietra ingravidante
di Ecuba >> (da OYFITA l'idronimo << Ufita >> nella
nostra zona ). Come i Greci avevano coperto col richiamo a pietre delle
mura di Troia tali conturbanti riti, così per farli definitivamente
dimenticare, in età cristiana, si ricorse opportunamente al culto
dell'Apostolo Pietro: di qui i tanti toponimi della zona nostra e di zone
lontane, trattandosi di riti generalizzati. L'aggettivo IDAEA (riscontrato
anche sul Cippo di Trevico ) dimostra in modo vistoso che avevamo visto
giusto nel pensare, sin dal 1970, al culto della Mater Magna Idaea,
nell'ambito dauno-irpino e oltre, e nel trovare in Acca Idaea l'etimo del
toponimo << Accadia >>, abbandonando la copertura dell'acqua,
che tanto ancora piace a certi ritardatari.E luminosa è anche la conferma
che ci viene dal vistoso ECA, che avevamo incontrato mille volte, ma mai
in modo così lampante. Esso è il nome abbreviato greco ( da HekábE,
lat. Hecuta ) della Gran Madre Idea e perciò lo si incontra in svariate
zone, mentre come toponimo è limitato, al pari di Acca Idaea, ad Accadia
e , in parte, a Troia ( che però si chiamava Aecae ).
Attraverso il culto di Eca (la grande Acca) si spiegano vari toponimi
della nostra zona: abbiamo già visto << Trevico >> (da
TriVeca), ma vi è anche il caso del glorioso Casale di << Contra
>> (presso Scampitella), derivante il nome da Eca ( o Acca ) Hontra
( Eca Infera ), e vi è il caso di << Calitri >>, derivante il
suo nome da Eca ( o Acca ) Aletria, << Eca Salvatrice >> (cfr.
gli Aletrini di pliniana memoria ). A proposito degli Aletrini (da Alek-
trini ) va ricordato che, già in tempi lontani, avevamo riportato ad
Alekandra ( lo stesso che Alexandra, per cui cfr. il monogramma di
Licòfrone) - significante << Allontanatrice >>, <<
Salvatrice >> - il toponimo << Casaleandra >> (detto
anche << Casalgrande >> e << Casalianni >>),
interessante S.Agata per l'agro e Accadia e Anzano per vicinanza e
cultura: infatti Alexandra è epiteto originariamente di Ecuba, passato
poi alla figlia Cassandra. Ed ora ecco questa frazione di <<
Mastralessio >>, in cui compare il cippo in esame con l'epiteto AFEA
<< Liberatrice>>, già visto per Trevico; la tradizione
popolare di Anzano attribuirebbe il nome << Mastralessio >> a
un immigrato calabrese che sarebbe ivi arrivato nel secolo scorso; può
darsi; il fatto è che << Mastralessio >> ( con interferenza
di mastrós << mezzano d'amore >>) sa tanto di Mater Alexia
<< Madre Salvatrice >> o << Liberatrice >>,
proprio come Alexandra di questa area e la Libera di Trevico…
Vi è poi il significato particolare di ECA GRAA ( << Ecuba Vecchia
>>),che, chiarito sul piano biologico (ostruzione dell'utero con
pellicola), ha riflessi anche sul piano culturale e folkloristico. Vi è
dalle nostre parti una festa popolare detta << Seca-Vecchia>>
(o con altro nome analogo); è una festa di mezza quaresima comportante il
rito della rottura d'una << pignata>> (il termine è connesso
con la pigna del culto di Attis; ma vi è di mezzo anche la forma <<
mbigna>>, che è il genitale femminile). Dunque <<Sega-Vecchia
(che ricorda da vicino ( V )Eca Vecchia o ( S ) ECa Graia) e la rottura
della pignata alludono entrambe alla liberazione dell'utero ostruito; ma
vi è di più; la quaresima ( a Calitri personificata e festeggiata come
<< Quarantana>>, una vecchia nero-vestita e ornata di sei
penne nere e una bianca: gli stessi colori della gazza e della cicogna,
simboli zoomorfi di Ecuba e Cassandra), la quaresima - dicevamo - ha
inizio con l'imposizione delle ceneri; rito che era già degli antichi
progenitori dardanii ( di cenere si copre il capo Achille, per la morte di
Patroclo, e di polvere si copre Priamo all'annuncio della morte del figlio
Ettore, pianto poi da Ecuba come una Mater Dolorosa); ma già per i pagani
la cenere era la copertura d'un rito più conturbante; infatti spodós,
<< cenere>>, suona proprio come sporós, <<seme
genitale>>. Ora, attraverso il sovrapposto simbolismo cristiano
apprendiamo che la ierospermia avveniva un po' prima della primavera, in
preparazione del ver sacrum (<<Primavera sacra>>). Questo
capitolo, come i tanti che formano questo volume, mostra che la
micro-panarcheologia, oltre a partire dalla concretezza dei documenti per
l'indagine archeologica, segna anche il recupero del patrimonio
toponomastico culturale e folkloristico dei nostri paesini, con
spiegazioni puntuali e convergenti. Ad es., il toponimo << Anzano
>> nasce dall'incrocio di Asanum (<< luogo della ásE o
<< ierospermia >>) con Anxanum, << luogo del culto di
Anxa >> ( =Anxia o Anctia ), la dea Cicogna, l'uccello anguicida che
giunge ( o almeno giungeva ) ogni anno a primavera, segnando l'inizio del
Ver Sacrum e della transumanza estiva, come si è anticipato nel saggio
sul cippo di Trevico. Oltre al profilo destrorso della dea, a bocca
socchiusa, il cippo presenta anche altre figure interferenti nelle letture
(donde la voluta malformazione di questa); ma sono segni meglio visibili
con diaproiezione ( nudi, animali, ecc.).
La faccia sinistra del Cippo presenta verso destra il cornigero profilo
del pàredro aretino della Gran Dea e poi il volto radiato della dea
stessa; coricando la faccia sinistra lungo il suo lato sinistro, si ha
un'originale raffigurazione zoomorfa della tricipite divinità; un animale
bifronte, e bicipite nel senso destrorso, con testa sinistrorsa di orso,
dietro e doppia testa di cinghiale e di lepre o coniglio, a destra, Nella
simbologia erotico-sacrale l'orso da una parte allude ad amori innaturali,
per l'abitudine del plantigrado femmina di leccare i suoi piccoli, e
dall'altra rimanda al mito di Alessandro-Paride, che da un'orsa fu
allattato sul Monte Ida ( Alessandro e Alessandra, i due pariedri, sono
alla base di Alexia di << Mastralessio >>). Gli altri due
animali simboleggiano la prolificità. Un gruppo di almeno tre persone
appare sotto. Questo presenta l'insieme di faccia posteriore con faccia
destra del cippo nella sua forma originaria d parallelepipedo arrotondato.
Il saggio è tratto dal Libro di Erminio Paoletta:
«Le pietre dimenticate ricordano»
Laurenziana - Napoli
1993, pag.386.
Viene qui pubblicato per gentile concessione
dell'autore, a cui va il nostro grazie.
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