di Stefano Apuzzo
MercoledÏ, 25 dicembre 2002
Energia liberalizzata:il 2% di elettricitý "pulita" per tutti.
L'ENEL e
le nuove societý che stanno entrando nel mercato della produzione elettrica
devono dimostrare, in base alla legge Bersani (n.79/1999), di essere collegate
(attraverso un espediente giuridico chiamato "Certificato verde") ad una quota
di produzione elettrica da fonte rinnovabile (di nuova installazione) pari ad
almeno il 2% della propria produzione elettrica totale.
A questo scopo con
il decreto del Ministro dell'Industria dell' 11 novembre 1999 sono stati
introdotti i "Certificati Verdi".
Il produttore di energia elettrica, o
l'importatore che chiede di connettersi alla rete nazionale, deve detenere la
quota, corrispondente al 2%, di "Certificati Verdi". PoichÈ il valore dei
"Certificati Verdi" prescinde dalla fonte di energia rinnovabile utilizzata,
la scelta degli operatori non poteva cadere che sulla produzione eolica, che
al momento risulta la pi— economica.
Al marzo 2002, le domande di
allacciamento alla rete elettrica nazionale per l'energia eolica presuppongono
un incremento di trenta volte le attuali 1000 torri eoliche giý installate.
L'impatto ambientale delle centrali eoliche
L'impatto delle "fattorie
del vento" ci Ë descritto da Stefano Allavena, presidente dell'Associazione
Altura, a lungo dirigente del Servizio Conservazione Natura del Ministero
dell'Ambiente.
Le localizzazioni predilette degli impianti sono i crinali
montano-collinari dell' Appennino. L'impatto derivante dalla costruzione delle
centrali si ripercuote innanzitutto sull'aspetto generale dei luoghi
alterandone il valore paesaggistico e panoramico. Tale impatto Ë notevolmente
amplificato anche dal fatto che gli impianti. progettati separatamente,
vengono poi aggregati in aree di confine tra pi— comuni. Un esempio drammatico
in tal senso Ë rappresentato dalla Valle del Fortore nel Sannio, al confine
tra le regioni Campania, Puglia e Molise, dove diverse amministrazioni
pubbliche hanno in modo sconsiderato consentito l'installazione ognuna di un
certo numero di pale eoliche cosicchÈ oggi i crinali di tutto il comprensorio
ospitano quasi 600 torri. L'effetto visivo e prospettico da qualsiasi punto si
osservi la vallata Ë tale che l'intero aspetto dei luoghi risulta pesantemente
trasformato e ciÚ, unitamente alla rumorositý delle pale, fa decadere in modo
definitivo qualsiasi valenza turistica del territorio. A tale proposito si
evidenzia che alcuni recenti progetti dovrebbero interessare le ultime coste
rocciose ancora intatte, come ad esempio nella Puglia meridionale.
Queste
aree nella gran maggioranza dei casi costituiscono habitat di elevato pregio
naturalistico. A conferma di ciÚ molti degli impianti in progetto ricadono in
aree protette e in siti d'importanza comunitaria. I progetti che si stanno
proponendo non tengono in nessun conto i principi di conservazione acquisiti
in questi ultimi decenni nel nostro Paese e in Europa e che hanno trovato
espressione giuridica in fondamentali norme nazionali come la legge quadro
sulle aree protette n.394 del 1991, nella cosiddetta legge Galasso su vincoli
e piani paesistici, oggi convertita nel D.L. 490 del 1999, nonchÈ nelle
relative leggi regionali in materia.
Dalla lista ancora non definitiva
delle localitý scelte per l'installazione delle centrali eoliche risulta che
molte di esse ricadono in Siti d'Importanza Comunitaria. Si tratta di aree che
ospitano specie animali e habitat minacciati e meritevoli di misure speciali
di tutela e che, per tale motivo, sono individuati di rilevanza europea sulla
base di convenzioni internazionali e di norme comunitarie come la Direttiva
92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonchÈ della flora e della fauna selvatiche, recepita in Italia con il D.P.R.
8 settembre 1997 n.357 e la Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione
degli uccelli selvatici del 2 aprile 1979, recepita in Italia con la legge
sulla caccia n.157 del 1992.
Le suddette Direttive prevedono l'istituzione
di una rete continentale di aree protette denominata "Natura 2000" e i siti
individuati ai fini della loro inclusione, elencati nel Decreto del Ministro
dell'Ambiente del 3 aprile 2000, furono a suo tempo individuati dalle Regioni
sulla base di studi naturalistici appositamente condotti. Oggi
paradossalmente, molte Amministrazioni pubbliche si apprestano a distruggere
proprio i beni naturalistici da loro inventariati, sebbene le stesse
disposizioni comunitarie prevedano per i siti che entreranno a far parte della
rete Natura 2000 la predisposizione di una valutazione di incidenza per
individuare e valutare i principali effetti che piani o progetti possono avere
sulle aree, tenuto conto degli obiettivi di conservazione delle
medesime.
Non meno gravi sono le ricadute connesse alle infrastrutture che
accompagnano gli impianti. Infatti la loro installazione richiede la
costruzione di strade, di manufatti, di scavi per la posa dei cavi, ecc. Sono
opere che vanno a perturbare gravemente gli equilibri degli ecosistemi e che
comportano la distruzione completa di intere comunitý animali e vegetali.
Vista la localizzazione degli impianti progettati risultano particolarmente a
rischio associazioni vegetali considerate, ai sensi della succitata Direttiva
92/43/CEE, prioritariamente meritevoli di tutela a livello europeo come ad
esempio le "formazioni erbose secche seminaturali su substrato calcareo
caratterizzate dalle fioriture di orchidee" e le "formazioni substeppiche di
graminacee e piante annuali". Pur essendo le centrali eoliche collocate in
aree aperte la costruzione delle strade di accesso e delle linee per il
collegamento alla rete di trasmissione nazionale non puÚ non interessare anche
gli ambienti boschivi limitrofi.
Lo sviluppo di questa capillare rete
stradale di servizio, proporzionata per giunta all'accesso di mezzi pesanti di
eccezionali dimensioni, non solo rompe la continuitý dei delicati ambienti
prativi di alta quota ma altera fortemente il drenaggio dei terreni
provocandone mutamenti nella loro composizione vegetale e conseguentemente
nelle comunitý animali che ne dipendono. E' notorio poi come in Italia le vie
di penetrazione negli ambienti pi— selvaggi ed incontaminati aprano la strada
al fenomeno del bracconaggio, alle discariche abusive, alla cementificazione,
ecc.
Bisogna sottolineare poi che, come giý avvenuto in molte localitý, i
materiali inerti che vengono adoperati nelle imponenti strutture di fondamenta
delle pale eoliche vengono prelevati in cave, spesso abusive, limitrofe agli
impianti o, ancor peggio, nei letti fluviali dei bacini circostanti. Si vanno
quindi ad alterare non solo le superfici direttamente interessate dagli
impianti ma l'intero territorio con possibili gravi conseguenze anche
sull'assetto idrogeologico.
Discorso particolare riguarda l'impatto delle
pale eoliche sulla fauna. Le zone individuate per le centrali sono per lo pi—
importanti per molte specie di rapaci sia come zone di caccia sia come punti
di concentrazione durante le migrazioni. E' noto e documentato il rischio
diretto per gli uccelli rapaci costituito dalle pale dei generatori oltre che
dal degrado ambientale generale connesso. Negli Stati Uniti varie ricerche
scientifiche testimoniano come la presenza dei generatori in aree critiche
costituisca un forte fattore di minaccia per la conservazione di molte specie
di rapaci. In particolare uno studio condotto in un area della California ha
verificato che il 38% della mortalitý dell'aquila reale era dovuto all'impatto
con le turbine eoliche. Considerando l'impatto con gli elettrodotti, il cui
sviluppo si presuppone sia proporzionato nelle aree sensibili alla produzione
dell'energia eolica, tale percentuale di mortalitý sale al 54%. E' evidente
che l'aquila reale, come molte altre specie di rapaci giý rari in Italia
poichÈ minacciati da molteplici altri fattori, difficilmente potrebbe
sopravvivere nelle zone interessate dagli impianti eolici. PoichÈ questi sono
progettati preferenzialmente proprio negli ultimi territori dove sopravvivono
aquile reali, aquile del Monelli, avvoltoi, nibbi reali e altri rapaci rari,
intere popolazioni di uccelli da preda potrebbero subire un ulteriore e forse
definitivo tracollo vanificando cosÏ il lavoro di decenni nella battaglia per
la loro salvaguardia.
E il rischio non coinvolgerebbe solo gli uccelli
rapaci visto che un recente lavoro condotto sempre negli Stati Uniti ha
riscontrato una sensibile riduzione della densitý di uccelli passeriformi
nidificanti fino ad una distanza di 180 metri dalle turbine. Il rischio di
collisione con le pale sarebbe inoltre elevato per gli uccelli migratori
soprattutto durante il passaggio notturno ed in condizioni di nebbia.
Va
messo in evidenza come le ricadute negative coinvolgerebbero l'intera comunitý
animale sia a causa degli effetti indotti sulla vegetazione e quindi sulla
disponibilitý delle risorse alimentari, sia a causa della mortalitý diretta a
carico dei rapaci che svolgono un indispensabile ruolo di controllo ecologico,
sia a causa di fattori indotti come il disturbo e il bracconaggio favoriti
dalla nuova viabilitý.
Un aspetto ancora abbastanza sconosciuto ma che
richiederebbe ulteriori approfondimenti Ë quello connesso con l'alterazione
delle falde provocate dai plinti di ancoraggio dei generatori che raggiungono
notevoli profonditý proprio nelle porzioni di territorio pi— delicate per il
drenaggio delle acque e quindi per l'approvvigionamento idrico dei bacini.
Note sull'energia e le unitý di misura.
kW (1000 watt): unitý di misura
della potenza elettrica erogata.
kWh: unitý di misura di quantitý di
energia elettrica erogata o consumata in un'ora di funzionamento
continuo.
MW = 1000 kW
MWh= 1000 kWh
TEP: tonnellata equivalente petrolio. Unitý di misura universale di
qualunque quantitý di energia. Si usa per poter paragonare tra loro quantitý
di energia diverse, come quelle che si ottengono dal petrolio, dal carbone,
dal gas metano, dalla caduta o dal movimento dell'acqua (idroelettrico), dal
vento, dalla radiazione del sole, ecc.
Per definizione 1 tep equivale a
11.628 kWh.
Energia eolica
Gli aerogeneratori sono di varia dimensione.
Quelli medi hanno palio tralicci di 40-50 metri circa di altezza ed eliche con
pale di 20-25 metri. Sono in grado di erogare una potenza di 500-600
kW.
Gli aerogeneratori di grandi dimensioni hanno il palo di sostegno alto
pi— di 60 metri ed eliche con pale di 30 metri ed oltre. Sono in grado di
erogare una potenza di 1 MW ed oltre.
Un aerogeneratore da 1 MW di potenza
(1.000 kW), ubicato in un sito di buona ventositý media puÚ produrre energia
elettrica sufficiente per le esigenze annue di circa 500 famiglie. L'energia
elettrica prodotta dall'eolico Ë instabile, cioË intermittente e viene
utilizzata solo perchÈ immessa nella rete distributrice nazionale di energia
che stabilizza il flusso e l'erogazione. Oggi nella rete nazionale elettrica
puÚ essere immesso al massimo il 15-20 % di energia da fonti rinnovabili
intermittenti, percentuale quasi esclusivamente coperta dall'eolico a danno
delle altre fonti energetiche pulite e non impattanti. Il 97% della potenza
elettrica da fonti rinnovabili per cui Ë stato richiesto l'allacciamento alla
rete nazionale Ë eolico. A nessuno Ë venuto il dubbio che cosÏ si uccidono sul
nascere le altre potenziali fonti pulite: solare, biomasse, idrogeno,
fotovoltaico?
Energia solare.
Ogni anno il sole irradia sulle terre
emerse energia equivalente a 19.000 miliardi di tep.
La domanda annuale di
energia nel mondo Ë attualmente pari a 10 miliardi di tep.
Il potenziale
sfruttabile delle fonti di energia ricavate dall'irradiamento del sole,
riferito all'1% della superficie delle terre emerse, Ë stimabile in 14
miliardi di tep all'anno.
Oggi in Italia la produzione di energia
elettrica comporta l'immissione nell'atmosfera di circa 750 grammi di anidride
carbonica equivalente per ogni kWh prodotto. CiÚ corrisponde ad un contributo
italiano alla crescita annua della CO2 atmosferica pari a circa 180 milioni di
tonnellate.
Vestas, il gigante eolico.
La Vestas, societý danese prima produttrice
mondiale di aerogeneratori per la produzione di energia elettrica dal vento,
nasce ufficialmente nel 1945.
Nel 1998 Vestas crea una nuova societý in
Italia, con sede a Taranto, per la produzione e l'installazione di
aerogeneratori eolici in Italia: la Wind Energy System Taranto S.p.a.
In
joint venture con Ansaldo viene creata la IWT-Italian Wind Tecnology Srl
(Vestas-Ansaldo).
Nel 1999 e nel 2000 Vestas continua ad aumentare la
propria produzione di aerogeneratori. Oggi Vestas controlla il 30% circa del
mercato mondiale di turbine eoliche (aerogeneratori).
Fattorie del vento nei Parchi nazionali.
Il 27 febbraio 2001 Ë siglato
l'accordo per "L'energia nei parchi". Gli attori sono il sempiterno presidente
dell'ENEL, Chicco Testa, ex ambientalista d'assalto ed attuale manager
pubblico, Legambiente, la Federparchi di area diessina, il Ministero
dell'Ambiente ed altre sigle di scarso significato.
L'occhiello del
documento di accordo recita: "le aree protette italiane laboratori
privilegiati per lo sviluppo e la ricerca di fonti energetiche rinnovabili".
La pudica terminologia dei titoli non rende espliciti i contenuti
dell'accordo, che invece risultano chiari dalle pagine successive del
documento. Anche se il testo non cita mai esplicitamente le "fattorie del
vento", si tratta di dare il via libera all'insediamento di enormi ed
impattanti impianti industriali (le "torri eoliche") sulla dorsale
appenninica, sulle vette pi— alte e nelle pianure pi— belle e ventose dei
Parchi nazionali del centro e del sud Italia. L'installazione delle "wind
farm" nei Parchi nazionali consentirý certamente significativi risparmi sulle
emissioni inquinanti dovute alla produzione di energia elettrica con fonti
fossili, ma a che prezzo?
Davvero l'Italia, Paese di sole, non aveva
alternative meno impattanti per la produzione di energia elettrica? Siamo
sicuri che l'idrogeno ed il biodiesel rappresentino fonti alternative
futuribili?
O piuttosto, non si stanno promovendo politiche energetiche
unidirezionali ed al vento? La norma del 2% di energia da fonti rinnovabili,
dei "certificati verdi" di Borsani e la strategia dell'ENEL ci dicono che si Ë
scelto il vento contro il sole, ci si Ë orientati verso un comparto
industriale anzichÈ diversificare le potenzialitý, le fonti, le produzioni. Si
Ë scelta la strada pi— rapida, economica ed anche la pi— impattante. Purtroppo
questa scelta avviene sotto l'egida di Legambiente e con l'avallo o il
silenzio di molte altre associazioni ambientaliste (tra le quali c'Ë
addirittura chi promuove l'incentivo per l'uso del carbone!).
Si ignora
come l'insediamento di impianti industriali quali le torre eoliche e le
fattorie del vento nei Parchi ipotecherý per sempre il futuro di quelle aree,
inficiandone qualsiasi attrattiva turistica di qualitý o produzione tipica ed
economia tradizionale. Non Ë casuale, infatti, la netta opposizione ai mostri
a vento da parte delle associazioni degli agricoltori e degli
agriturismi.
Incredibili le parole con cui Ë comunicata la sottoscrizione
dell'accordo: "Una grande opportunitý per i parchi e le aree protette del
nostro paese. Non solo spazi dove conservare uno straordinario patrimonio
naturale, dove valorizzare il territorio, le tradizioni e la cultura del
nostro paese, ma anche luoghi dove avviare la promozione di nuove produzioni
amiche dell'ambiente. Le aree protette possono quindi diventare laboratori
privilegiati dove impiantare, sperimentare e sviluppare l'uso di energie
rinnovabili, dove procedere ad interventi di riqualificazione del territorio e
di risanamento e di riduzione degli impatti ambientali, soprattutto sui corsi
d'acqua".
L'accordo per le torri eoliche nelle aree protette mette a
rischio, nel centro e sud Italia, quel 10% di territorio nazionale posto sotto
tutela i 20 parchi nazionali, le 156 riserve naturali statali, gli 89 parchi
naturali regionali, le 197 riserve naturali regionali e le 106 altre aree
protette (per un totale 2.600.000 ettari).
"stiamo progettando un
innovativo aerogenatore di piccola taglia, pi— facilmente inseribile nelle
aree protette", affermava Chicco Testa, ancora alla Presidenza dell'ENEL,
consapevole dell'impatto paesaggistico ed ambientale delle "wind farm".
Purtroppo, mentre l'ENEL progetta le torri crescono.
L'aver scelto i Parchi
nazionali come sede per attivitý industriali, seppure apparentemente "pulite",
denota una vecchia cultura di matrice industrialista tipica di certi ambienti
della "sinistra storica", i quali hanno sempre rifiutato la contaminazione con
le idee innovative dell'ambientalismo. Non Ë un caso che la promozione delle
politiche energetiche a favore dell'eolico anzicchË del solare e
dell'idrogeno, nasca in ambiente ENEL e veda, tra i maggiori protagonisti l'ex
Ministro dell'Industria, il diessino, Bersani.
Per certi politici,
l'ambiente Ë solo uno strumento per promuovere attivitý industriali ed
economiche, una risorsa come un'altra, senza molta differenza tra gestione dei
rifiuti e parchi nazionali. I Parchi nazionali, al contrario, ambiscono a
produrre e diffondere ricchezza in maniera dolce e rispettando la propria
vocazione: agriturismo, turismo di qualitý, produzioni tipiche e biologiche,
artigianato, alta qualitý alimentare.
Le ragioni per cui l'eolico ucciderý
la possibilitý di sviluppo del solare e delle altre fonti energetiche pulite
sono nei fatti, assorbendo le "wind farm" pressochÈ l'intero 2% della
produzione energetica pulita da immettere nella rete elettrica nazionale.
Via col vento.
Il numero di gennaio 2002 del mensile "Airone", dedica il
romantico titolo "Via col vento" alle wind farm italiane. L'articolo ha i toni
entusiasti di chi ha scoperto la via pulita alla fabbricazione dell'energie
elettrica. Quasi casualmente e probabilmente in maniera del tutto
inconsapevole, l'accenno pi— critico alle fattorie del vento, proviene, da uno
dei maggiori promotori dei kilowattori a vento. "Potenzialmente, almeno il
10-15% del territorio italiano Ë adatto all'installazione delle wind farm,
peccato che il vento sia invisibile e le torri no", dichiara alla rivista
naturalista Ciro Vigorito, socio di maggioranza della "Vento Power
Corporation", che controlla il 70% del mercato degli impianti e della gestione
eolica in Italia.
"Per affidare al vento buona parte del fabbisogno
energetico, riducendo le emissioni onorando gli impegni di Kyoto, l'Italia
dovrebbe trasformarsi in un'orrenda giungla di tralicci con elica. E neanche
cosÏ servirebbe, perchÈ in Italia il vento Ë instabile, capriccioso,
localizzato". Una discreta bocciatura delle wind farm, da parte di chi le
costruisce, o per lo meno, l'ammissione che l'eolico non Ë la panacea delle
preoccupazioni energetiche italiane.
Ma cosa ne pensano gli ambientalisti
delle torri eoliche?
Gli unici nettamente contrari all'invasione delle
fattorie del vento, sono fino ad oggi gli ecologisti del Comitato nazionale
per il Paesaggio, guidato da Carlo Ripa di Meana, Consigliere dei Verdi in
Umbria, ex portavoce nazionale verde, giý Commissario UE all'Ambiente e
Ministro dell'Ambiente nel Governo Amato primo. Proprio l'Umbria Ë una delle
regioni privilegiate per i progetti d installazione di torri con pale. Tutto
il mondo agricolo, del biologico, delle produzioni di qualitý e degli
agriturismi Ë in rivolta, tanto da esser riuscito, momentaneamente, a bloccare
i piani eolici in Umbria.
Tra gli scettici ci sono anche il Ministro
dell'Ambiente, Altero Matteoli ed il Ministro per i Beni Culturali, Giuliano
Urbani. Nel corso di una conferenza stampa, i due Ministri hanno dichiarato:
"E' allrmante la sproporzione che c'Ë tra i danni inferti al paesaggio
dall'eolico ed i ricavi, che sono molto bassi. Non diciamo no in assoluto
all'eolico, ma vorremmo pi— ordine ed una disciplina specifica per la
sistemazione di questi impianti, per sistemarli solo dove non deturpano il
paesaggio. Carlo Ripa di Meana, ha aggiunto: "Stiamo commettendo un atroce
danno ambientale per un piatto di lenticchie. I megawatt di energia eolica non
raggiungono lo 0,5% del fabbisogno energetico nazionale, ma in compenso
abbiamo ottenuto lo scempio di Campania, Molise, Abruzzo, Puglia e Sardegna".
Decisamente contro gli impianti selvaggi anche Paolo Bedoni, Presidente della
Col diretti: "Sono a rischio oltre 100.000 ettari di territorio. La presenza
degli impianti eolici dequalifica l'ambiente e aggredisce i caratteri agricoli
e turistici del nostro territorio. Chiediamo che sia negato alle centrali
eoliche l'installazione nei territori vincolati dalla normativa sui beni
paesaggistici e nelle aree protette. Molto meglio favorire altre forme di
energie rinnovabili, come il solare, il fotovoltaico, le biomasse ed i
biocarbuarnti". Sintonizzati contro i giganti eolici anche Federconsumatori.
Uno schieramento, come abbiamo visto, assolutamente trasversale, al pari di
quello favorevole alle torri eoliche. Il Presidente del consiglio Berlusconi
ha dichiarato: "la nostra politica energetica Ë drammatica, noi italiani
paghiamo l'energia pi— cara di tutta l'Europa. Non posiamo fare a meno delle
rinnovabili", parole interpretate dai difensori delle fattorie del vento come
un benestare agli impianti.
Partigiane dell'eolico le dichiarazioni di
Fabrizio Fabbri, direttore scientifico di Greenpeace Italia: "In nome di un
fuorviante amore per l'estetica si sta cercando da pi— parti di bloccare gli
impianti eolici, unica fonte energetica davvero pulita e con possibilitý di
crescita nell'immediato. Le torri possono piacere o no, possono anche
deturpare l'ambiente. Ma combatterle acriticamente Ë
pericoloso".
Gianfranco Bologna del WWF Italia, attacca le posizioni dei
due Ministri, ma al contempo afferma che "la diffusione dello sfruttamento di
questa fonte energetica deve essere guidata da regole precise".
A spada
sguainata in difesa delle torre eoliche, come lo fu per i tralicci e gli
elettrocondotti (memorabile la "battaglia della valle del Chianti" in Toscana,
con Testa e TatÚ da una parte e i Sindaci e le popolazioni dall'altra), scende
in campo l'ex Presidente dell'ENEL, Chicco Testa, Legambiente: "prima di
parlare di piatto di lenticchie occorre capire quanto petrolio si risparmia
con 1,5 miliardi di kWh eolici". L'accusa, neanche tanto velata, che viene
mossa dai paladini del vento a chi combatte le torri nei parchi e nelle aree
protette Ë che si tratta di uomini di destra al servizio del nucleare e dei
petrolieri. La realtý Ë, ovviamente, ben pi— articolata. Forse le vecchie
categorie di pensiero e di scontro per criminalizzare le idee avversarie non
sono sufficienti. Per comprendere da che parte pende di pi— la logica ed il
buon senso Ë sufficiente osservare i dati, comprendere a fondo gli interessi
in gioco e visitare una "fattoria del vento", per rendersi conto se una
qualsiasi attivitý produttiva di qualitý, agricola o agrituristica o presenza
pregiata di flora e fauna siano davvero compatibili e possibili ai piedi di
questi colossi industriali.
Nel nostro paese non Ë facile ottenere
informazioni libere da interessi precostituiti, siano essi politici o
economici, da schieramenti pregiudiziali, amicali o di posizionamento. Ne
consegue che non Ë facile approfondire tematiche, all'apparenza ostiche o
comunque di non agile lettura, come la questione dell'eolico. Mai come in
questo caso le semplificazioni e le schematizzazioni fanno male alla libertý
di pensiero ed alla veritý, oltre che alla libera formazione di un autonomo
pensiero e di opinioni critiche. Apparentemente l'eolico Ë pulito e non
impattante, difeso e promosso da Legambiente, da certa sinistra e addirittura
da Greenpeace. Dall'altra parte un signore eretico e magari un pÚ eclettico,
un manipolo di agriturismi, i consumatori e due ministri del centro-destra.
Troppo facile cadere nella trappola della semplificazione: "il vento Ë di
sinistra, l'antieolico Ë di destra". E allora, il solare che verrý ucciso
dall'eolico di che colore Ë? E le bio masse?
Purtroppo, nella definizione
dell'opinione pubblica contano molto i mezzi di informazione, i quali sono
tutt'altro che al riparo da condizionamenti di ordine politico ed economico. I
maligni, infatti, fanno notare come tutte le riviste specializzate che
affrontano in maniera edulcorata ed eolico- partigiana, la scottante questione
delle torri del vento, riportano anche diverse pagine pubblicitarie dei
colossi della produzione e della gestione degli stessi impianti eolici, come
Vestas, Edison energie speciali, IVPC.