Il Foglio
Quotidiano - 20.07.2002
Ambiente/1: RIPA DI MEANA SUL BLUFF
DELL'ENERGIA EOLICA
Chi semina
torri non raccoglie vento, ma solo interessanti
ricavi
Signor direttore - I dati:
l'Italia è un paese poco ventoso. Su 8760 ore annue, la media nazionale
del vento di velocità compresa tra 4 e 20 metri al secondo, l'unica
adatta alla produzione di energia, non supera le 2000 ore di piena
potenza degli impianti. I paesi del Nord Europa e quelli affacciati
sull'oceano Atlantico, invece, dispongono di venti tesi e costanti per
4-5000 ore, più del doppio della media italiana. Le centrali eoliche
sono impianti industriali composti ciascuno da 10-30 torri in acciaio
con altezze che raggiungono i 100 metri, a cui sommare i 40 del raggio
delle eliche, 4 metri più alte di San Pietro. Il peso della sola torre è
tra 110 e 220 tonnellate. Per la loro installazione richiedono nuove e
larghissime vie di accesso, profondi e vasti sbancamenti che provocano
lesioni irreparabili all'ambiente naturale.
Le 1209 torri finora installate nel nostro paese, di
misure e potenze inferiori ai nuovi modelli, concorrono con 700 MW per
lo 0,5 per cento alla produzione nazionale di energia elettrica, e con
lo 0,16 al risparmio sul consumo totale italiano di petrolio e altri
combustibili fossili, con una riduzione da eolico di anidride carbonica
(CO2) e altri gas a effetto serra dello 0,2 per cento del totale, che è
di 470 milioni di tonnellate annue emesse in atmosfera.
Al 31 marzo 2002 al Gestore nazionale della rete (GRTN) erano giunte 518
richieste di connessione alla rete, tutte per centrali superiori a 10
MW, e per un totale di 20000 MW. Tra le altre, si prevedono
installazioni nel territorio delle città di Parma, Bologna, Arezzo,
Cortona, Firenze, Massa Carrara, Pisa, Siena, Monte Amiata, isole
dell'Arcipelago Toscano (Elba, Giglio, Giannutri e Montecristo), Gubbio,
Spoleto, Norcia, Cascia, Trevi, Camerino, Fabriano, Ortona, Parco
Nazionale del Gran Sasso, Matera, Martina Franca, Lece, Noto, Alghero.
Considerando, per ora, un limite di 3000 MW di potenza installata al
2010 (delibera CIPE n.26 del 1999), si dovrebbero in concreto conficcare
altre 3000 nuove torri sui crinali delle Prealpi piemontesi, lombarde e
friulane, su molte "cornici" collinari costiere, su tutta la dorsale
appenninica, in Sicilia e Sardegna, con l'esclusione di sole 3 regioni,
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Veneto. In tale prospettiva, il
contributo dell'eolico alla produzione di energia elettrica passerebbe
al 2,1 per cento, corrispondente allo 0,68 di risparmio sul consumo
italiano di combustibili fossili, a fronte di un aumento annuo medio del
consumo nazionale degli stessi combustibili del 2-3 pe cento, più di un
terzo del quale assorbito dal comparto dei trasporti. A questo si
aggiunge che l'eolico è considerato dalla Direzione generale del
ministero dell'Ambiente soltanto "una soluzione ponte" verso il solare e
l'idrogeno (Qui Touring, aprile-maggio 2002) con scadenza al 2015. Alla
luce di questi dati nudi e crudi, è giusto definire l'eolico in Italia
un disastro paesaggistico e ambientale prossimo venturo, di cui non
tornano conti, costi e benefici.
Il paesaggio italiano è
sotto attacco perché con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è
trasformato, per i suoi imprenditori, in un affarone. Gli oneri per le
installazioni delle torri sono quasi sempre coperti da fondi regionali e
europei. Al kilowattora prodotto dalle centrali eoliche viene
riconosciuto un sovrapprezzo speciale. Agli imprenditori dell'eolico
vengono assegnati, in ragione della produzione elettrica da fonte
rinnovabile, i "Certificati Verdi", che sono oggetto di una vera e
propria contrattazione in Borsa, e costituiscono il secondo sovrapprezzo
incentivante. I Certificati Verdi servono a raggiungere l'ambitissimo 2
per cento rinnovabile richiesto ai grandi operatori del futuro mercato
energetico liberalizzato. Il cerchio dell'eolico si chiude così con un
business succulento. Tutto ciò calcolato, il kWh eolico permette un
ricavo di 0,14 euro (280 lire: 140 per l'energia e 140 per il
certificato verde). Più del doppio, dunque, del kWh convenzionale di
riferimento: 0,06 euro. Questo eldorado degli imprenditori dell'eolico
non ha nulla a che fare con la sostanza del protocollo di Kyoto e con
una seria politica di riduzione dei gas a effetto serra. Carlo Rubbia ha
ricordato che, per passare con l'eolico a un apporto decisivo,
"occorrerebbero in Italia centinaia di migliaia di
torri".
Intanto 1209 torri hanno già sfigurato ampi
tratti del paesaggio di Campania, Puglia, Molise, Abruzzo e Sardegna,
con perdite di ambiente naturale, disagi per le popolazioni oltretutto
private di ogni futuro turistico nei propri territori.
(...)
Sino all'inizio del 2002 il pessimismo era dunque
d'obbligo. Difatti, alcuni ministri dei passati governi, mal consigliati
dal presidente dell'Enel del tempo, per far galoppare la loro incauta
puntata eolica avevano preparato nel 1999 e nel 2001 due strumenti
decisivi. 1) Il Decreto Bersani n.79/1999 che, introducendo i
Certificati Verdi a prescindere dalla fonte di energia rinnovabile, in
realtà riservava tutti gli incentivi alla tecnologia più matura,
l'eolico, strozzando così il solare, le biomasse, il mini idroelettrico
e il geotermico. 2) Il protocollo d'intesa "L'energia nei Parchi"
sottoscritto da Enel, Legambiente, Ministero dell'Ambiente e Federparchi
nel febbraio 2001, che apre i parchi e le aree protette alle centrali
eoliche, offrendo a questi impianti industriali i crinali delle terre
alte.
L'imprevisto, in questa partita a poker, che per
il 2002-2003 prevedeva secondo i suoi promotori il fatto compiuto, è
arrivato con la messa in questione che il Comitato Nazionale del
Paesaggio, la Coldiretti, i Comitati locali contro l'eolico selvaggio e
le sezioni regionali delle Associazioni ecologiste, hanno elaborato
negli ultimi sei mesi. Si è scoperto: a) che in termini energetici e di
riduzione dell'effetto serra l'eolico in Italia è e rimarrà irrilevante;
b) che l'energia prodotta dall'eolico va in rete e non ha un destino
locale; c) che i limiti intrinseci di energia intermittente e aleatoria
sono accentuati in Italia, per l'eolico, dalla modestia della "vena
fluida", come risulta da ogni rilevazione anemometrica; d) che
l'imponenza degli impianti industriali eolici rende vana ogni speranza
di mitigarne l'impatto sull'ambiente. (...)
Scoperto il
bluff, gli sponsor ambientalisti che siedono tra i giocatori del tavolo,
chi facendo corpo con gli imprenditori, chi invece ieratico ulema
dell'eolico in astratto o altrove dimenticando che la questione è
l'eolico in Italia, lanciano anatemi apocalittici e globali contro gli
obiettori. Ma la partita è stata riaperta. Le notizie problematiche ora
ci sono. Saprà il ministro Urbani utilizzare fino in fondo tutti i suoi
poteri di protezione del paesaggio? Vorrà il ministro Matteoli
esercitare quelli di natura ambientale, a partire dai parchi e dalle
zone protette? Vorrà il ministro Marzano riformulare il Decreto Bersani
offrendo alle altre rinnovabili, a partire dal solare fotovoltaico e
dalle biomasse, gli incentivi specifici adatti per il loro sviluppo? Dal
governo e dal Parlamento, in definitiva, dipenderà tutto o quasi tutto.
Noi continueremo il nostro lavoro fino a quando lo scempio verrà
fermato.
Carlo Ripa di
Meana