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L'energia eolica & Giano bifronte.

Una volta, al Sud, chi era stato colpito dalla piaga dell'emigrazione, al ritorno, dopo anni di lavoro all'estero, ad accoglierlo, trovava la propria terra quasi intatta; avendo i soldi, bastava armarsi di coraggio,rimboccarsi le maniche e se tutto andava bene si potevano cogliere tutte le potenzialità di lavoro espresse dal territorio.
Oggi i tempi stanno rapidamente cambiando, in peggio, per noi; chi si assenta dai propri luoghi per qualche mese, ritornando a casa, qui corre il rischio di non riconoscere i paesaggi che lo hanno visto crescere, tanto meno di poter sfruttare, come possibilità di lavoro, le potenzialità insite,qualche mese prima, proprio nei territori di appartenenza.
Difatti sta succedendo che, tra la non conoscenza dei problemi derivanti dallo sfruttamento dell'energia eolica, da parte della maggioranza della gente, avvalendosi della propensione favorevole dell'opinione pubblica per le energie rinnovabili, utilizzando le grandi risorse economiche provenienti dal finanziamento pubblico, le pale eoliche,torri di cemento ed acciaio,alte fino a 100 metri e più (le ultime),con un peso complessivo di oltre 200 tonnellate, hanno cominciato ad infestare i crinali delle nostre montagne, delle nostre colline, addentrandosi nei nostri luoghi più nascosti, più silenziosi e più incontaminati, causando, a parere di sempre più gente, un disastro paesaggistico ed ambientale, mentre pochissimi sono i veri beneficiari di questo sfruttamento dell'eolico, qui in casa nostra. Oltretutto i luoghi ove vengono localizzati i "parchi eolici"(niente male come nome, per dei veri e propri impianti industriali), trattandosi dei crinali dei nostri monti, delle nostre colline, coincidono spesso con siti archeologici di notevole importanza; difatti è proprio su quelle alture che strategicamente solevano stabilirsi i nostri progenitori "IRPINI",tribù del popolo dei Sanniti, e pertanto è la stessa nostra identità di popolo che viene minacciata,subendo un danno gravissimo, quella identità,quella memoria storica che altra gente,in altre regioni della stessa Italia, in tutti i modi, si stanno impegnando a preservare.
E noi che facciamo?
Noi invece,complice il disinteresse e la disinformazione, ci stiamo privando di quei beni,ambientali,paesaggistici e storico-archeologici,che ben utilizzati dal quel tipo di turismo che di queste cose si nutre, potrebbe,da solo, garantire alle casse delle nostre comunità somme ingenti di denaro, divenendo esse in tal modo indipendenti economicamente e non alla mercè di proposte talora dubbie. Quanti posti di lavoro vero,nei nostri paesi, si potrebbero creare se ci fosse una volontà,pubblica e privata,espressa in tale direzione? La installazione selvaggia delle centrali eoliche rischia di gettare le nostre comunità in difficoltà insormontabili, non possedendo esse, quelle potenzialità che i nostri predecessori pur ci avevano trasferito, sebbene avessero vissuto in epoche di maggiore povertà diffusa, mostrandosi però più lungimiranti di tanti di noi, soprattutto di tanti attuali amministratori del bene pubblico ed in epoca di Federalismo, non essere oculati e lungimiranti in tutto ciò che ha attinenza con i beni amministrati, come in qualsivoglia famiglia, è atto grave e colpevolizzante.
Ma perchè lo sfruttamento del vento sta diventando fonte di apprensione per sempre più gente? E' presto detto.
Dietro la facciata acqua e sapone, come è nella nostra immaginazione l'energia eolica,ci sono implicazioni e dati che rapidamente colpevolizzano chi continua a mostrarci soltanto l'immagine pulita dell'eolico.
Il vento riuscirà pure a produrre elettricità con un metodo tra i meno inquinanti del mondo, ma questa produzione,purtroppo, avviene installando nei nostri territori pale eoliche gigantesche, le ultime si elevano verso il cielo per 100 metri ed oltre. D'altronde non si tratta di infilzare nei nostri terreni alcune decine di queste torri di cemento ed acciaio, ma migliaia e migliaia.
Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica e Presidente dell'Enea, il 12 gennaio 2002, in una diretta televisiva nazionale, nel trattare la questione eolica,osservava: "oggi in Italia con l'eolico facciamo una frazione infinitamente piccola dell'energia necessaria per far funzionare il nostro mondo civile. Se si vuole dall'eolico un apporto energetico fondamentale per il nostro paese, di queste torri eoliche dovremmo costruirne non delle centinaia, ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia". Capito?
Tutto questo perché l'Italia è un Paese poco ventoso rispetto ai Paesi dell'Europa settentrionale.
Ma l'Unione Europea è costituita soprattutto da Paesi nordici.
In questo semplice dato di fatto potrebbe ricercarsi la motivazione prima che ha portato al cospicuo numero di grossi finanziamenti europei a favore della installazione di centrali eoliche, anche in Italia,paese soprattutto di Sole.
Difatti su 8760 ore annue, la media italiana del vento compresa tra quattro e venti metri al secondo,l'unica velocità in grado di produrre energia elettrica in quantità economicamente remunerativa, non supera di molto le duemila ore annue.
I Paesi del Nord Europa ,ed in particolare quelli che si affacciano sull'Oceano Atlantico, dispongono, invece, di venti forti e costanti per circa seimilacinquecento ore annue.
Pertanto in Italia, mancando la materia prima, cioè il vento, con flusso forte e costante a sufficienza, non ci sono le condizioni ottimali per rivolgersi all'eolico in forma così preponderante, rispetto ad altre fonti energetiche rinnovabili, per approvvigionarsi di energia.
D'altronde i 670 MW installati negli ultimi cinque anni, corrispondenti all'energia elettrica prodotta da poco più di mille pale eoliche, dislocate soprattutto sui pendii dell'Appennino centro meridionale, coprono solamente lo 0,4 per cento del fabbisogno nazionale di energia elettrica.
Già questo numero di impianti eolici ha introdotto nel territorio scenari inusuali che stravolgono i luoghi familiari della nostra vita, trasformandoli e sconvolgendoli in tempi rapidissimi. Vi immaginate cosa potrà succedere a questi stessi luoghi e ad altri, quando verranno installate le altre pale programmate per giungere al limite di 5000 MW di potenza installata a provenienza da fonti rinnovabili ?
Questo limite verrà raggiunto conficcando nei terreni altre 7000/8000 torri alte in media 75 metri, con una produzione finale di corrente elettrica che coprirà soltanto il 3,3 - 3,5 per cento del fabbisogno nazionale di corrente elettrica, risparmiando,a conti fatti, solamente l'1,1 per cento del consumo totale italiano di petrolio e degli altri combustibili fossili.
A questo punto spontanea nasce una domanda: ma ne vale la pena?
Per sempre più gente,quella informata ovviamente e soprattutto per chi non ha interessi in questione, non vale proprio la pena sacrificare tanti nostri paesaggi,tanti ambienti salubri, tanta nostra Storia,tanti terreni agricoli, tanta fauna, flora ed altro ancora, per un misero 3,3 - 3,5 per cento della produzione della corrente elettrica nazionale, quando, tra l'altro, ogni anno l'Italia chiede più corrente elettrica per un valore stimato tra il 2,5 - 2,8 per cento.
Oltremodo gravi sono gli effetti sul territorio causati dalle infrastrutture di ausilio alle centrali eoliche. Si pensi agli scavi, agli scassi, ai chilometri e chilometri di nuova rete stradale di servizio, ai nuovi elettrodotti, alle sottostazioni elettriche di trasformazione, ai terreni agricoli e di pascolo frazionati, al deprezzamento che subiscono gli stessi "ospitanti" le pale e quelli limitrofi,dovendo,eventuali nuove costruzioni,sottostare alle regole delle distanze dalle pale,dagli elettrodotti,ecc.
In Italia,per la tipologia dei territori e per le condizioni climatiche, si dovrebbe rivolgere molta più attenzione all'utilizzo dell'energia solare come fonte energetica rinnovabile, particolarmente nel nostro Sud.
Questa grande ricchezza, per poter essere utilizzata, va trasformata attraverso il fotovoltaico ed il termosolare. Lo dice lo stesso Carlo Rubbia, che ha presentato un piano strategico per lo sviluppo di impianti solari termoelettrici su vasta scala,un progetto che si pone l'obiettivo di coprire, con l'energia termoelettrica solare, una porzione rilevante del fabbisogno del Paese.
Sono già stati stanziati duecentocinquantamilioni di euro, per la costruzione di un "laboratorio solare nazionale", in provincia di Latina (dove si condurrà la ricerca nel campo della tecnologia solare termoelettrica) e di un impianto dimostrativo. Ma già in Sicilia ed in provincia di Salerno ci sono impianti che producono corrente elettrica, in quantità alta, utilizzando il sole come materia prima, ed altre sono programmate.
Le linee strategiche proposte dal piano Enea sono due: costruire numerosi impianti e, soprattutto, ridurre ulteriormente i costi, fino a cinque centesimi di euro per Kilowatt/ora.
Al momento l'energia termoelettrica solare è la forma più economica di sfruttamento del sole per la produzione di elettricità.
Oltretutto le centrali solari possono essere installate nelle vicinanze delle città, quindi con un costo minore per trasferire la corrente elettrica prodotta;
possono essere costruite in vallate e non sui crinali,con un ridotto impatto visivo; non producono quel rumore che caratterizza le pale eoliche in funzione;
non hanno bisogno di una fitta rete di infrastrutture a loro servizio, come strade di accesso, grosse piattaforme di cemento e palificazioni sottostanti che possono arrivare ai venti metri di profondità, interferendo, a vario modo, sul reticolo idrogeologico del territorio e quindi sulle stesse falde acquifere;
ugualmente dicasi per i costi ridotti in caso di smantellamento,rispetto agli alti costi occorrenti per smantellare,a fine lavoro, la selva delle torri e dei relativi dispositivi di sostegno conficcati nel sottosuolo.
Immaginatevi per un istante il rumore che potrà generare una torre eolica con potenza di 2MW,alta complessivamente 107 metri (67 la torre e 40 le pale),paragonabile ad un edificio di 25 piani.
Immaginatevi ora l'effetto ombra che il movimento rotatorio delle pale potrà proiettare sui campi agricoli,sulle abitazioni e nelle stesse, o su chiunque, uomini ed animali, si troverà nel loro raggio utile di azione.
E' giusto,a questo punto, che questo tipo di eolico, continui a conservare,nell'immaginario collettivo,la faccia acqua e sapone?
E' normale che sia avvenuto e continui ad avvenire questo tipo di installazione dell'eolico?
Davanti al Federalismo che avanza, noi gente comune del Sud, e l'invito è rivolto soprattutto ai nostri amministratori, proviamo ad utilizzare questa forma di governo, che responsabilizza maggiormente le persone nel trattare la "cosa pubblica", per attuare, anche nelle nostre terre, il nuovo modo di pensare e di agire che avanza nei Paesi d'Europa.
Il Federalismo vero ed intelligente, pertanto, può e deve diventare,per il popolo del Sud, una opportunità per costruire qui occasioni di crescita diffusa.
Continuare a riempire i nostri splendidi paesaggi, i nostri crinali, così ricchi di memoria storica, con torri d'acciaio e cemento, ricevendone in cambio,il più delle volte, uno striminzito 1,5 % sul fatturato totale derivante dalla vendita dell'energia elettrica prodotta dagli impianti " ospitati ",è un'operazione economica che senz'altro non aiuta chi abita queste terre, neppure quelle persone che a vario titolo sembrano beneficiarne; oltretutto le bollette elettriche stanno diventando sempre più esose,anche per quelle comunità che ospitano le centrali eoliche.
Ne è di conforto sapere che talvolta alcune amministrazioni comunali,in cambio della ospitalità,riescono ad ottenere, in più, per i propri paesi,la costruzione di una scuola o di una piscina, oltre alla somma versata nelle casse comunali ed a quella pagata ai proprietari dei terreni su cui le torri eoliche vengono installate.
Durerà questa manna buttata giù dal vento?
Ci sono impianti eolici in regioni come la Valle d'Aosta, il Trentino Alto Adige o nel Veneto ?
Spesso da dove provengono le ditte che presentano progetti per installare impianti eolici nelle nostre terre ?
Cominciamoci a fare queste domande!
D'altra parte il petrolio, il vento,i paesaggi,l'ambiente,le acque,i nostri centri storici,i nostri siti archeologici,il nostro mare,il sole, cominciamoli a considerare come nostri prodotti tipici e quindi cominciamoli a tutelare,a valorizzare ed a monetizzare, ma noi locali, non altri.
Non ci resterà che piangere, se non riusciremo in quest'opera.

Scampitella, 21 giugno 2002