*L’articolo è tratto dalla rubrica news del Comitato Nazionale del Paesaggio OnLine- Piazza Cola di Rienzo, 92
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Italia Oggi - 13.07.2002

Energia eolica, serve il buon senso


  Quelle torri eoliche più alte della cupola di San Pietro non devono nuocere allo splendido paesaggio italiano. E' il principio su cui si sono trovati d'accordo i ministri per i beni culturali e dell'ambiente, Giuliano Urbani e Altero Matteoli, che hanno inaugurato ieri una «riflessione critica» sull'impatto ambientale degli impianti. In una riunione congiunta, affiancati da Carlo Ripa di Meana, presidente del comitato nazionale del paesaggio, e Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, hanno espresso la loro perplessità sulla legge, che porta il nome dell'ex ministro Bersani, sulla quantità di energia che deve essere prodotta da fonti rinnovabili. Matteoli ha annunciato che sono allo studio installazioni di impianti eolici nel mare, pur consapevole delle polemiche che questa iniziativa potrà suscitare. E in merito alle pale eoliche ha poi aggiunto: «C'è chi le considera un obbrobrio e chi pensa che siano eleganti. Io appartengo alla prima scuola di pensiero, ma c'è una norma e va rispettata. Serve buon senso per realizzare impianti in zone che non deturpino il paesaggio, in accordo con le regioni e i comuni. Faremo sì che le fonti rinnovabili ci diano energia deturpando il meno possibile, consapevoli che nessuna tecnologia è priva di impatto ambientale». Più dura, invece, la linea del ministro Urbani: «Si apre una riflessione, valuteremo se non sia il caso di rivedere la normativa in vigore soprattutto per quanto riguarda la produzione di energia eolica. E' allarmante la sproporzione che c'è fra i costi inferti al paesaggio da questo tipo di produzione e i ricavi che sono molto bassi. Non vogliamo», ha proseguito Urbani, «dire no in assoluto all'energia prodotta attraverso il vento, ma vorremmo più ordine, più disciplina per sistemare questo tipo di impianti solo dove non deturpino il paesaggio».
Convinti assertori di un «no» alle pale eoliche, invece, sono stati Bedoni e Ripa di Meana. E mentre il primo ha chiesto lo «stop a impianti così sgradevoli e di ridotto interesse economico», per ripa di Meana «il paesaggio italiano è sotto attacco. Con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è trasformato in un affarone». Ma la difesa degli ambientalisti non si è fatta attendere: «In nome di un fuorviante amore per l'estetica si sta cercando da più fronti di bloccare gli impianti eolici, l'unica fonte energetica davvero pulita, insieme al solare, che ha possibilità reali di crescita e che ci può dare una mano a risolvere il problema dell'effetto serra», ha sostenuto Greenpeace, attraverso Fabrizio Fabbri, direttore scientifico.