SCENE DI VITA CAMPESTRE Bambini di ieri e di oggi

di Ottavio Di Spirito

Fino a mezzo secolo fa, nelle campagne della Baronia, - mi riferisco in particolare al mio paese, Scampitella, - non esisteva l’energia elettrica. Circolavano poche automobili e pochi motoveicoli. Le strade erano scarse, non asfaltate e poco curate. Nelle vecchie case in pietra e calce, era poco il mobilio; non c’era la luce, né la radio, né il televisore, tanto meno la lavatrice o il computer. Quasi tutte le case rurali, dette impropriamente “massarìje”, avevano nelle immediate vicinanze ovili, porcili e pollai, ma non sempre la stalla. Nelle abitazioni più povere, dato che quasi tutti avevano qualche ‘bestia’ da lavoro, spesso quest’ultima era costretta ad alloggiare nello stesso soggiorno, dietro un semplice paravento di legno o di stoffa. Allora tutta l’economia era imperniata sull’agricoltura, ma non era l’evoluta agricoltura di oggi che si pratica quasi totalmente con mezzi meccanici. Allora non c’erano macchine agricole, né concimi chimici, diserbanti e sementi selezionate; tutto gravava sulle braccia di uomini, donne e spesso anche di bambini; ci si serviva di rudimentali attrezzi e con l’aiuto di animali, come vacche, asini, muli; persino i concimi erano ricavati dagli escrementi degli stessi animali. 

Ho presente, sul filo della memoria, quanto la vita nelle nostre campagne fosse diversa da quella di oggi. Era tutto un altro mondo, a cominciare dalla prima infanzia: vestivano abiti che oggi si chiamerebbero unisex. Fino ai quattro-cinque anni, prima di vestire i pantaloncini corti, al ginocchio, come si usava allora, i maschietti indossavano vestina, calze e scarpe come le bambine. I maschietti si distinguevano dalle femminucce dal taglio più corto dei capelli e spesso si copriva loro la testa con una cuffietta della stessa foggia e colore delle bambine.

Quando i campi erano distanti dall’abitazione, bisognava partire presto per il quotidiano lavoro, che durava dall’alba al tramonto. Si partiva a piedi, con gli arnesi sulle spalle, a dorso di asini o di muli, portando con sé anche i bambini, persino quelli più piccoli, che venivano adagiati perlopiù su una coperta o su un vecchio scialle della nonna. Era da quelle deserte campagne che avvenivano le prime scoperte del mondo, con le sue meraviglie e i suoi misteri, con le sue gioie e i suoi dolori. Erano i primi inconsci esperimenti di una vita che incominciava a sbocciare ed era già dura: il caldo eccessivo, il vento, la polvere, il fastidio degli insetti, l’acre sapore della terra che veniva spesso a contatto della bocca. Tuttavia, stando all’aria all’aperta, a diretto contatto con la natura e nutrendosi con cibi semplici e genuini, i piccoli crescevano sani di corpo e di mente.

Oggi, invece, i poveri bambini, dopo l’inerzia forzata delle ore di scuola, chiusi tutto il giorno in casa, bivaccano noiosamente davanti ai videogiochi , al televisore, al computer, rosicchiandosi spesso l’immancabile sacchetto di patatine.

Personalmente, pur non essendo genitore, sono convinto che questi moderni metodi di educazione dei bambini siano del tutto inadeguati, specialmente quando certi genitori si compiacciono di ingozzare i loro rampolli di cibi supercalorici e supervitaminici. Si nota in essi, infatti, uno sviluppo corporeo maggiore; sono più alti di statura, ma sono spesso in soprappeso, per non dire obesi, ipertesi e non di rado diabetici. Non sono un nostalgico dei ‘bei tempi antichi’, ma sono persuaso che essere genitori, oggi, costa molto di più sia in termini economici che di impegno e preoccupazioni.

Pubbl. su Pagus, rivista semestrale del Gruppo Archeologico “Scampitella”
Sede: Via Belvedere, 25 – 83050 Scampitella (AV)


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