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Negli
anni settanta il diametro di cinque di esse misurava dai sei ai sette
metri, mentre l’altezza era poco più o poco meno di sette. Ora
sono crollate ed accolgono detriti di ogni genere: persino una Fiat 750
bianca vi ha trovato la sua nobile sepoltura. La
visitabile – non per molto – è la fossa più grande: ha il diametro
di otto metri e quaranta e l’altezza di sette, senza tener conto di un
accumulo di sabbia e pietre, alla base, spesso più di un metro. Ad un
fianco , orientata a Sud-Est, c’è una porta, scavata a regola d’arte,
con stipiti di pietra locale, di recente fattura. Nel
secolo scorso sei fosse furono messe in comunicazione, ma fu tale
l’imperizia e tanta la malvagità che ne è stata la causa non ultima
del crollo. La più piccola è integra e la terra la protegge,
nascondendola alla curiosità devastatrice dell’uomo. Sin
dall’antichità le fosse sono state scavate in Sicilia, in Tunisia, in
Egitto, ecc. (3). In
Italia sono documentate soltanto in età repubblicana, a Capua, ove furono
allestite per conservarvi il frumento dell’Agro Campano (4). Durante
il Basso Impero, nella Puglia – immenso granaio del Mediterraneo (5) –
di fosse ve ne dovettero essere tante che Teodorico le sottopose a
tassazione, attingendovi i ‘fiscalia horrea’ (6). Questa
straordinaria trasformazione agraria pugliese, che va dal IV al VII sec.
d. C. , non trova le sue motivazioni nell’altalena del prezzo del grano,
come scrive il De Robertis (7), ma in quel felice incontro di interessi di
tutta l’area del Mediterraneo, in quell’innesto di coltura e di
commercio fra le province romane del Nord - Africa e la Puglia.
I numerosi ritrovamenti di lucerne nord-africane, in tutti gli
insediamenti tardo-antichi (8), dovrebbero indurci a nuove riflessioni e a
riconsiderare la politica di Costantino il Grande, il quale nel 330
trasferiva a Bisanzio la sede dell’Impero.
_________________________ (3)
Italo Palasciano, Le fosse da conservar grano, Fasano Schena
Editore 1990. Estratto da Studi di Storia Pugliese in memoria di Maria
Marangelli, pag. 2. (4)
Cicerone, De lege agraria, II, XXXIII: Illi (nostri maiores) Capuam
receptaculum aratorum … cellam atque horreum Campani agri esse voluerunt
… (5)
Al principio del sec. V d. C. la Puglia, accanto all’Egitto e
all’Africa, invia grano a Roma (Symmacus, Epist. IX, 29) e in Gallia (Sidonius,
Carm. XXII, 171 – 3). (6)
Salvioli, L’Italia agricola nelle opere di Cassiodoro, in
‘Studi Schipa’, pag. 1. (7)
Francesco M. De Robertis, Sulle condizioni economiche della Puglia dal
IV al VII sec. d. C. – Atti del I congresso storico pugliese e del
convegno della Società Storia Patria. (Terra di Bari – 4 – 8
settembre 1951), Editore Alfredo Cressati – Bari, pag. 47.
(8)
Si pensi allo “Elenco descrittivo di frammenti di lucerne provenienti da
Anzano di P. |