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La salute sposa dell'ambiente.
E' particolarmente dopo Chernobyl che la gente comune ha cominciato a
prestare sempre più attenzione alle variegate forme di danno ambientale
causato dalla manipolazione umana degli isotopi radioattivi e da taluni
rifiuti, dall'elettrosmog, dalle luci, soprattutto di città, dalla
radioattività naturale.Di quest'ultima adesso vi voglio parlare, dandovi
alcune informazioni che in tanti già conoscono.
La radioattività naturale, contrariamente a quella artificiale legata
alle attività umane nel campo industriale, bellico e medico, è
direttamente dipendente dalla composizione del suolo e del sottosuolo e
dalla radiazione cosmica. Responsabile di questa radioattività naturale
per il 47% è il Radon, gas nobile, insapore ed inodore, circa sette
volte più pesante dell'aria.La variante (isotopo) di questo gas più
importante ai fini del rischio radiologico è quello indicato col numero
222 e deriva dall'uranio 238; l'effetto dannoso del radon sulla salute è
causato anche dai suoi prodotti di decadimento: polonio -218, piombo -214
e polonio -214 (figli del radon).Questi elementi sono solidi ed una volta
inalati, sotto forma di pulviscolo atmosferico, si depositano nei bronchi
e nei polmoni, dove decadono con emissione di radiazioni ionizzanti.
Proveniente dal sottosuolo, il radon penetra nei luoghi che abitiamo sia
attraverso il terreno e quindi le fondamenta delle costruzioni, sia
mediante taluni materiali utilizzati in edilizia; può liberarsi
nell'aria, ma anche diffondere nelle acque in presenza di sorgenti o falde
acquifere, essendo altamente solubile.
La diffusione del radon dal suolo dipende da fattori meteorologici:
decresce con l'aumentare della pressione atmosferica e cresce con
l'aumento del tasso di umidità del suolo. Ci sono anche variazioni
stagionali: il ghiaccio e la neve determinano un effetto di schermaggio
del suolo.La pericolosità del radon è dovuta proprio all'alta mobilità
del gas, caratteristica che ne permette la diffusione dal suolo all'aria e
quindi ai bronchi ed ai polmoni umani. Nell'aria esterna il radon si
presenta in basse concentrazioni e produce i suoi effetti particolarmente
negli ambienti chiusi ove, quando il ricambio dell'aria è molto lento, si
possono raggiungere concentrazioni elevate (100 - 1.000 Bq/³).* Becquerel=Bq,
unità di misura in fisica.Da studi effettuati si è capito che i
materiali da costruzione ed il suolo contribuiscono alla concentrazione di
radon in misura del 78/%, mentre la rimanente quota è attribuibile
all'acqua ed ai gas naturali impiegati per usi domestici. Il quantitativo
di gas emesso dal sottosuolo dipende dalla composizione di questo, dalla
presenza di fratture e di acque profonde che possono favorire i processi
di migrazione del radon, anche da altre zone e per lunghi percorsi. La
quantità di radon presente nei materiali da costruzione dipende dalle
caratteristiche geologiche del luogo da cui essi provengono. Per esempio,
i tufi e le pozzolane dell'alto Lazio e della Campania presentano
contenuti di U238 più elevati rispetto a quelli riscontrati in materiali
di altra origine e più i tufi grigi che i bianchi o gialli.
Una indagine nazionale di alcuni anni fa sulla radioattività naturale
nelle abitazioni fu voluta dall'Istituto Superiore di Sanità e
dall'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'ambiente (ANPA).
Lo studio permise di conoscere la distribuzione del radon in un campione
di 5.000 abitazioni, dislocate in 200 comuni italiani; le misurazioni
durarono un anno.In Campania il campione risultò costituito da 971
abitazioni in 28 comuni.Il valore medio nazionale della concentrazione di
radon fu pari a 75 Bq/m³; il numero delle case in cui la concentrazione
aveva superato i 200 ed i 400 Bq/m³ (valori raccomandati dalla
commissione della Comunità Europea quali riferimenti rispettivamente per
la progettazione e la realizzazione di azioni di bonifica) costituì il 5%
e l'1%. Fu riscontrata, inoltre, una notevole variabilità tra le
concentrazioni medie delle varie regioni: tra i 30 ed i 120 Bq/m³, mentre
si sa che la concentrazione media mondiale oscilla intorno a 40 Bq/m³.
Per la radiazione gamma fu riscontrata una dose assorbita nazionale di
105nGy/h, con medie regionali comprese tra i 40 ed i 300nGy/h.
In Campania, dall'esame di un campione di 786 abitazioni, si ottenne il
seguente risultato: 95.8 Bq/m³, valore medio regionale della
concentrazione di radon. Il valore medio dell'intensità della dose
assorbita in aria, relativa alla radiazione gamma ed a quella cosmica, fu
pari a 327.7 nGy/h.
Occorre ricordare che la concentrazione media nazionale di radon nelle
abitazioni dei Paesi industrializzati viene stimata dal Comitato
Scientifico delle Nazioni Unite intorno a 40 Bq/m³, con una variabile
ampia, da qualche Bq/m³ a 1.000 Bq/m³.
Per la radiazione gamma è stata misurata un'intensità di dose assorbita
pari a 83 nGy/h.
Quindi,in media, i territori della Campania hanno a riguardo valori
superiori alla media nazionale, anche se inferiori a quelli raccomandati
dalla Commissione della Comunità Europea per la progettazione e la messa
in opera di azioni di bonifica.
Nel 1997, in un rapporto,il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli
Effetti della Radiazione Atomica (UNSCEAR) ha classificato il radon
principale sorgente naturale di radiazioni ionizzanti a cui la popolazione
mondiale è esposta; nel 1988 l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul
Cancro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato il radon
come cancerogeno di gruppo 1, collocandolo al secondo posto, dopo il fumo
di tabacco, quale causa di tumori polmonari, ma studi lo indicano anche
come responsabile di un certo numero di leucemie.
Nel 1996 l'Unione Europea ha stabilito i criteri per proteggere i
lavoratori dall'esposizione alla radioattività naturale, al radon in
particolare, emanando la Direttiva 96/29/Euratom, recepita dal Governo
Italiano col Decreto Legislativo n° 241 del 26 Maggio 2000.
Poiché il radon, da un punto di vista sanitario, costituisce un rischio
per la salute particolarmente quando è presente negli ambienti confinati,
ove tende ad accumularsi, un accorgimento utile per prevenire tale stato
consiste nell'aprire più spesso le nostre finestre, ove e quando
possibile.
Altre tecniche per ridurre la concentrazione del radon nelle abitazioni
fanno riferimento alla schermatura delle fondamenta, alla ventilazione
anche forzata delle stesse, al migliore e più oculato utilizzo dei
materiali usati nell'edilizia, a nuove tecniche di costruzione. Dai fatti
in premessa origina l'appello: provvediamo a schermare opportunamente le
fondamenta delle costruzioni ed a migliorare in tutti i modi il ricambio
dell'aria nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro.
Ma tutti questi accorgimenti costano e le decisioni in merito dovrebbero
esser prese nell'ambito di scelte di politica ambientale e quindi assunte
dalla politica. Eppure, in Italia, occasioni per cominciare a mettere in
sicurezza il patrimonio abitativo ce ne sono state: si pensi agli ultimi
terremoti,alle case cadute o abbattute come conseguenza dei vari dissesti
idrogeologici.
L'attenzione della gente anche verso i nemici invisibili della salute sta
crescendo: tra questi assassini silenziosi, oltre a quelli prima elencati,
ci sono i tanti additivi chimici, i diserbanti, gli anticrittogamici, i
metalli pesanti, alcuni componenti di talune plastiche, come il bisfenolo
A,sostanza che interagirebbe con gli ormoni producendo modificazioni
genetiche, come recentemente riportato dalla rivista "Current Biology".E
che dire delle contaminazioni ambientali dovute alla diossina?
Tutte le espressioni della società civile, con i fatti, anche con
sacrifici,devono confermare l'interessamento per costruire, conservare e
trasferire alle generazioni future un ambiente sano. Oggi anche i mezzi di
informazione di massa ci dicono che una corretta e sana alimentazione può
ridurre del 30% l'incidenza di talune patologie gravi; ma gli alimenti per
essere sani hanno bisogno di avere origine ed essere poi manipolati in un
ambiente salubre, per cui dispiace constatare che in dispregio a quanto
raccomandato, sempre più territorio del nostro Sud, anche delle zone
interne, spesso con accanimento ed in modo mascherato, tra l'indifferenza
quasi generale, mancante ai cittadini, forse, la giusta informazione,
viene aggredito da micidiali agenti inquinanti che sicuramente entrano
nella catena alimentare, quindi anche nei componenti della stessa dieta
mediterranea, sempre più consigliata. Ma il crescente numero delle
patologie neoplastiche, nelle stesse terre del Sud, un tempo poco
contaminato, sta a significare che diverso dal passato dev'essere il modo
di affrontare queste problematiche, a partire dalla giusta informazione da
dare a riguardo ai cittadini.
Prevenire è meglio che curare.
Ma ritorniamo al problema radon.Qualcuno potrebbe obiettare sulla reale
pericolosità di questo gas asserendo che,esso, essendo un prodotto
naturale, da sempre ha visto l'uomo conviverci E' vero, però la vita
media si è allungata, permettendo a questo gas,depositatosi nei tessuti
umani, di continuare ad agire "in silenzio", emettendo quindi
radiazioni per più tempo, fino a determinare l'alto numero di patologie
conclamate che le statistiche riportano. Per giunta,in passato, per
motivazioni varie,le nostre abitazioni, se pur costruite con materiale
tufaceo,particolarmente quelle rurali, permettevano un più facile
ricambio dell'aria; erano più aperte, per cui questo gas da esse
fuoriusciva con facilità; addirittura in talune case,soprattutto di
campagna, c'era il buco per la gatta, c'era la "portella";
ovviamente non c'erano i doppi infissi e le tante guarnizioni,ecc.Oggi la
gente vive di meno all'aria aperta e passa tantissimo tempo in costruzioni
fatte di calcestruzzo e si sa che le pozzolane contengono radon, si sa che
taluni marmi, anche pregiati, contengono alte concentrazioni di radon,
così come talune piastrelle per arredo e per pavimentazione. Le cifre in
aumento riguardanti le sofferenze e le morti per patologie neoplastiche,
per taluni, costituiscono il prezzo da pagare alla modernità ed in nome
suo, con tanta ipocrisia, con tantissima superficialità, in tanti modi,ci
stanno avvelenando l'aria, i terreni,l'ambiente, la salute.
Eppure da molti anni, anche in Italia, il radon è conosciuto e si
conoscono le sue conseguenze negative sulla salute e dispiace constatare
che oggi, tante volte, viviamo in case,in edifici,di costruzione recente
ma che si lasciano trapassare con facilità dal radon, consentendone anche
un facile accumulo, strutture classificabili sostanzialmente come già
vecchie, per tecniche di costruzione e per i materiali usati, anche a
giudicare dalle normative in merito vigenti in altri Paesi d'Europa.
Stiamo attenti, vigiliamo; l'ambiente è di tutti noi. Urge affrontare
questi problemi non in modo gattopardesco e sporadico, ma eliminando e
riducendo con i fatti le sostanze inquinanti già presenti e le occasioni
per immetterne nell'ambiente delle altre,agendo ovunque secondo una
programmazione adeguata e mettendo a disposizione della collettività
appropriati finanziamenti per iniziare un'azione di bonifica anche verso
questo gas killer. Ma anche in presenza di un'opinione pubblica sempre
più critica nei confronti delle sostanze inquinanti e delle situazioni
determinanti possibilità di rischi per l'ambiente, pur in presenza di
tanta informazione scientifica che documenta le conseguenze negative sulla
salute, a seguito della esposizione degli esseri viventi al variegato
mondo degli agenti inquinanti,si pensi alla mole di informazione che
scorre in internet, il cittadino continua a ricevere segnali che gli
stanno dando l'impressione di essere lasciato ancora troppo solo nel
fronteggiare quelle situazioni di pericolo, scontrandosi, ancora nel 2003,
con quella mentalità distruttrice che nei fatti considera l'ambiente una
entità esterna all'uomo, di scarso valore, orfano di padre e di madre,in
grado di autorigenerarsi all'infinito ed in cui scaricare impunemente il
peggio delle voglie prodotte dalla logica di mercato.
Ed è particolarmente pregna di significati positivi la nascita, nel
nostro Sud, di Comitati civici, di Associazioni non profit che si
costituiscono a difesa dell'ambiente e di quanti vi abitano, in una terra
frenata da regole che sanno ancora troppo di politica di tipo feudale; ma
questa è un'altra storia.
Scampitella, 11 Aprile 2003
Paolo Cusano
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