Sette,
supplemento del Corriere della Sera - 16.05.2002
IL
GRANDE SCEMPIO
dell'energia eolica
DI ERNESTO
GALLI DELLA LOGGIA
Fa ancora bella mostra di sé
all'ingresso di tanti comuni d'Italia un cartello, risalente per lo più
agli anni '60 e '70, con la scritta «comune denuclearizzato», a indicare
che quel comune, appunto, ha deciso di non ospitare sul suo territorio
alcun impianto nucleare, a cominciare da alcuna centrale elettrica
nucleare. La ragione del cartello è/era, naturalmente, di natura solo
simbolica. Non è infatti che nella realtà ci sia mai stata una massiccia
richiesta ai comuni di accogliere decine e decine di impianti nucleari;
che qualcuno, per esempio l'Enel, avesse deciso di coprire l'Italia di
siti destinati a scaricare nell'ambiente uranio o plutonio o che so
altro in dosi massicce. No, si trattava più semplicemente, da parte
della giunta comunale, di far sapere, con quel cartello, che essa era
schierata contro «gli armamenti», le basi missilistiche, i depositi di
testate nucleari, di cui quei guerrafondai della Nato, e gli americani
specie, avrebbero voluto coprire il Bel Paese: che la giunta era
schierata insomma dalla parte della «pace», nella versione che di essa e
dei suoi presupposti dava allora la propaganda filosovietica. E infatti
la stragrande maggioranza dei comuni «denuclearizzati» erano comuni
governati da giunte di sinistra.
Le quali, tanto sensibili un tempo
ai pericoli del nucleare, non sembrano minimamente sensibili, invece,
oggi, ai pericoli rappresentati dagli impianti per la produzione di
energia eolica che hanno cominciato a infestare il loro territorio.
Intendiamoci: allo stesso identico modo in cui della cosa non sembra
importare nulla anche alle giunte di destra della Penisola, così come,
del resto, neppure all'attuale ministro dell'Ambiente, Matteoli, di An.
Il quale, infatti, non risulta che stia muovendo neppure il classico
dito per fermare quello che è forse il massimo attentato in corso al
nostro paesaggio e che ha, proprio perciò, attirato le ire sacrosante di
un neo costituito Comitato nazionale del paesaggio, presieduto da Carlo
Ripa di Meana, che vi ha dedicato una ben documentata
pubblicazione.
Di cosa si tratta? Qual è il pericolo che si
nasconderebbe in quella cosa apparentemente leggera e pulita che nella
nostra immaginazione è l'energia eolica? E' presto detto. L'elettricità
prodotta dalla forza del vento sarà pure, come dicevo, la meno
inquinante del mondo. Peccato però che per essere prodotta essa
necessiti dell'installazione di gigantesche pale infisse su altrettante
gigantesche torri che insieme raggiungono - attualmente - altezze
intorno ai 70 metri (per intenderci un paio di volte la colonna Traiana)
ma che, si prevede, possano domani svettare maestosamente addirittura
fino a 100 metri e oltre. Naturalmente non si tratta mai di piantare una
o due torri, bensì decine e decine. Come sa chi si è trovato a
percorrere certi crinali appenninici, umbri, molisani o pugliesi, certe
zone della Sicilia e della Sardegna, l'effetto invasivo e lo
stravolgimento di tutto il profilo e il senso del paesaggio sono
massimi. Tanto più che si tratta invariabilmente di luoghi tra i più
appartati e selvaggi del nostro Paese (i pochi rimasti), tra i più
belli, silenziosi e suggestivi, i quali, per accogliere i parchi
eolici, come si chiamano, vengono sottoposti a nuove costruzioni
stradali e a grandi lavori di impianto, finendo per perdere del tutto il
proprio carattere originario.
Le torri eoliche oggi
esistenti in Italia sono più di mille, ma già è agli atti la richiesta
di costruire nel prossimo futuro la bellezza di 502 nuovi impianti
(impianti, non singole torri), dai 75 della Sicilia ai 45 della
Basilicata e ai 33 di Puglia e Umbria. Insomma una vera e propria
immensa distesa di tralicci disseminati in quasi tutti i luoghi più
pittoreschi d'Italia. E tutto questo, si può ben dire, per niente, dal
momento che la percentuale di energia elettrica prodotta dal vento non
può, per sua natura, che essere del tutto irrilevante. Oggi essa arriva
allo 0,4 per cento del totale. Domani potrà arrivare a superare di
pochissimo l'1 per cento. Come ha affermato il premio nobel Carlo
Rubbia: «Se si deve pensare all'eolico come un apporto energetico
fondamentale per il nostro Paese, di queste torri eoliche dovremo farne
non delle centinaia ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di
migliaia».
E' possibile? E' questo che vogliamo? Sicuramente è ciò
che vogliono coloro che hanno inventato il geniale sistema di
«certificati verdi» che è poi la vera ragione della diffusione dei
parchi eolici in Italia. E' il sistema che obbliga chiunque voglia
entrare nel mercato della produzione di energia elettrica a dimostrare -
attraverso per l'appunto il certificato verde di cui sopra - che una
quota, sia pure minima, dell'energia da lui prodotta è da fonte
rinnovabile. Essendo al momento l'energia di derivazione eolica la più
economica, ecco spiegata la diffusione della mostruosa distesa di torri
in molti dei luoghi più suggestivi del nostro Paese. Ed ecco come in
Italia un ecologismo di maniera, assurto a scialbo luogo comune
buonista, diviene nella realtà l'alibi per consentire a chi di dovere di
guadagnare un bel po' di quattrini squartando montagne, distruggendo
pianori, alterando paesaggi prestigiosi che la natura e il passato ci
hanno affidato ma di cui a noi tutti - di destra, di centro e di
sinistra - non sembra importare più di
tanto.