Nell'antica Roma la costruzione di
opere pubbliche veniva effettuata per lo più, in condizioni disumane,
utilizzando militari, schiavi, criminali, prigionieri di guerra e tante furono
le ribellioni di questi "operai", prontamente sedate col sangue.
I primi tracciati di strade tra
Roma e le province erano tortuosi, variavano frequentemente di quota ed il
manto stradale era quasi sempre fatto con terra battuta; alcune volte il fondo
era scavato direttamente nella roccia, altre volte veniva compattato con
ghiaioni, primo esempio di strada lastricata è riportato nella legge delle
XII tavole del V secolo a.C., mentre nuove tecniche di costruzioni stradali
vengono evidenziate a partire dal 312 a.C., quando il censore Appio Claudio
detto "il Cieco", durante il periodo della seconda guerra sannitica,
iniziò la costruzione della via Appia, strada che da Roma, attraverso Ariccia
e Terracina, portava a Capua, e solo nel 268 a.C. la " regina viarum"
fu lastricata e raggiunse Benevento, per poi portarsi a Brindisi, passando per
Eclano, nonché attraverso i territori degli attuali paesi di Frigento,
Guardia dei Lombardi e Bisaccia
(con
due varianti di cui una superiore ed una inferiore, ed a proposito si ricordi
la "Mansio dei Serroni" di Bisaccia in località Oscata), Lacedonia
ed a metà strada tra quest'ultimo paese e Rocchetta S. Antonio, poco a sud
dell'attuale luogo ove è la chiesetta della Madonna del Pozzo, intenimento
di Rocchetta, deviava a sud-est superando la contrada "Macchialupo"
e portandosi al ponte dell'Ofanto, presso l'odierna stazione ferroviaria di
Rocchetta S.Antonio(FG); da qui raggiungeva Venosa, città natale di
Orazio,per proseguire alla volta di Brindisi. Questa strada avvicinò Roma
alle sue province più ricche e più evolute: la Grecia e l'Oriente. Ma
tecnicamente come era costruita una antica strada romana ?
Gli
agrimensores, corrispondenti agli attuali geometri, delimitavano i margini
della strada; successivamente veniva eseguito lo scavo della carreggiata; poi
avveniva la deposizione degli strati sovrapposti (viam sternere) e la
compressione degli stessi, costituendo la massicciata di base (statumen).
Seguiva la deposizione del
conglomerato di pietra tonda (ruderatio) con l'utilizzo di un legante di calce
e poi la messa in opera di ghiaiame grosso, costipato e compresso, quindi
l'apposizione di una pavimentazione di pietrame (galera); oppure venivano
usati blocchi di basalto (silex) e lastre squadrate (saxum quadratum), a
seconda dei materiali disponibili in loco.
I basali, posti lateralmente (umbones)
a file, racchiudevano la pavimentazione (pavimentum) che, nella parte centrale
mostrava un profilo curvato, a schiena d'asino e questo per favorire lo
scorrimento delle acque e la loro raccolta laterale nei cunicoli e nelle
canaletto di scolo.
La larghezza di una strada romana
in genere era compresa tra i 4 ed i 6 m, solo eccezionalmente era di 10 - 14
metri, onde permettere l'incrocio di due carri e solo allora poteva fregiarsi
del titolo di "via" romana; le varianti erano dovute ai luoghi ed
all'importanza delle vie; gli stessi marciapiedi potevano essere di terra
battuta o lastricati, larghi dai 3 ai 10 metri per lato. Il raggio di
curvatura delle strade era compreso tra i 5 e gli 8 metri e questo per
permettere una buona virata degli assali anteriori dei carri; la pendenza
delle strade non doveva superare il 20%.
Un
carretto a due ruote (chiamato cisium), per correva una tale strada alla
velocità anche di 16 chilometri or ari; un uomo a piedi riusciva a percorrere
4 ed anche 5 chilometri orari; la merce su strada, tramite carri, veniva
trasferita ad una velocità di 7-8 chilometri orari.
L'Appia, come altre strade
importanti, era dotata di "Mansiones" (luoghi di sosta per il cambio
dei cavalli), di "Mutationes " (luoghi di ristoro e di pernottamento,
una specie degli attuali Motel) e di "un servizio di polizia
stradale".

Ulteriori
informazioni sulla Via Appia si possono avere da:
www.telpress.it/telpress/citta/roma/testi/appia.htm