LA TERRA DI MEZZO, Giornale universitario - Maggio 2002. Numero 2

LA QUESTIONE EOLICA IN ITALIA
Energia eolica uguale energia ecologica? Una falsa equazione

DI ALESSANDRO SANSONI

 

La cosiddetta bellezza della natura
è in realtà il prodotto dell'intelligenza,
del pensiero e del lavoro umano:
è un immenso libro, un palinsesto
in cui sono scritti millenni di storia

Giulio Carlo Argan

Sono ormai alcuni decenni che si fa un gran parlare di energia pulita e rinnovabile. L'innalzamento spropositato dei tassi di inquinamento, il pericolo rappresentato dall'effetto serra, la consapevolezza che le fonti energetiche di provenienza fossile (carbone, petrolio) sono destinate ad esaurirsi in tempi non troppo lunghi, hanno spinto scienziati e politici ad interrogarsi sulla possibilità di ricavare l'elettricità di cui la società contemporanea necessita per sopravvivere, discostandosi dai principi della termodinamica. Il controverso protocollo di Kyoto si ispira proprio a questa esigenza ed invita i paesi che lo hanno sottoscritto ad investire nella ricerca e nella produzione di energia ecocompatibile.
Acqua, sole e vento sono considerate le fonti energetiche del futuro, capaci di coniugare due straordinari vantaggi: l'inesauribilità e la sostenibilità ambientale. Sono le ricette preferite dalla retorica dell'ecologismo spicciolo che ci viene insegnato sin da bambini nelle scuole, l'uovo di colombo che permetterebbe al mondo di continuare a progredire senza distruggere l'ecosistema, garantendo anche una migliore qualità della vita.
In realtà le cose non stanno esattamente in questo modo, come dimostrano i problemi di impatto naturalistico che presenta lo sviluppo e la diffusione dell'energia eolica nel nostro paese e che sono stati messi in risalto dal Comitato Nazionale del Paesaggio, un'associazione finalizzata alla tutela dei beni ambientali e del paesaggio, costituitasi a Roma sul finire del 2001, composta da centinaia di soci di quindici regioni italiane.

In un voluminoso e ben documentato dossier¹, gli esperti del CNP smantellano con dovizia di dati e particolari l'equazione energia eolica uguale energia ecologica, e lanciano un preoccupante allarme circa i rischi che corrono il paesaggio e l'ambiente naturale italiano a causa delle sciagurate politiche attuate dai governi di destra e di sinistra del nostro paese, in barba all'articolo 9 della Costituzione, che tutela espressamente il paesaggio ed i beni ambientali della penisola, considerandoli patrimonio comune del popolo italiano.
Non tutti sanno che le torri eoliche necessarie, grazie al movimento delle loro pale innescato dal vento, alla produzione di energia non sono esattamente simili ai mulini a vento contro cui si scagliava Don Chisciotte. Si tratta piuttosto di giganteschi pilastri di acciaio, alti dai 70 ai 100 metri, esteticamente non particolarmente apprezzabili, che necessitano di grosse infrastrutture di supporto per adempiere al loro compito (strade, elettrodotti, impianti di vario tipo). Ogni centrale, inoltre, non è composta da un paio di torri, al contrario, per essere efficace, ne deve contare alcune decine distribuite in fila su porzioni di territorio relativamente ampie.
Considerando che i luoghi più adatti della nostra penisola a sfruttare la forza delle correnti ventose sono localizzabili proprio in corrispondenza di zone particolarmente preziose sotto il profilo naturalistico e paesaggistico (arco prealpino, dorsale appenninica, rilievi insulari) e che costituiscono quanto rimane di quello che una volta era considerato "il giardino d'Europa", ecco che le ben 6000 torri in progetto di costruzione in tutta Italia diventano altrettante armi devastanti incaricate di compiere l'ennesimo distruttivo scempio del nostro ecosistema: montagne sventrate dalla cave di cemento; sentieri silenziosi e suggestivi tramutati in strade asfaltate per permettere il passaggio dei camion; decine di torri di acciaio situate nel bel mezzo di boschi e foreste protette; migliaia di uccelli sfracellati sulle pale eoliche, volteggianti proprio lungo il corso delle correnti ventose sfruttate durante le migrazioni (negli Stati Uniti, dove l'eolico è particolarmente diffuso, il 30% delle morti di volatili è causato dalle pale).
Si dirà: non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca; quella eolica, sebbene abbia dei costi ambientali rilevanti, è tuttavia un'energia pulita e può contribuire a diminuire il livello di inquinamento, che attualmente è il maggior problema ecologico del nostro pianeta. Niente di più falso.
Attualmente i 700 MW (ogni torre ha una potenza oscillante tra gli 0,6 ed i 2 MW a seconda delle dimensioni) installati negli ultimi cinque anni coprono appena lo 0,5% del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Quando sarà raggiunto il tetto massimo di 5000 MW (un tetto non superabile, perché la tecnologia eolica non è in grado di garantire quell'assoluta affidabilità di erogazione alla quale sono tenute per legge le compagnie fornitrici di elettricità) questa percentuale assurgerà al 3,3%, con un risparmio sul consumo nazionale relativo ai combustibili fossili pari all'1,1%, che è roba da ridere se pensiamo che questo stesso consumo aumenta annualmente del 2-3%. In verità, come ha dichiarato recentemente il premio Nobel Carlo Rubbia, se si vuole dall'eolico un apporto energetico fondamentale per il nostro paese, di queste torri eoliche dovremmo farne non delle centinaia, ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia (brano di un'intervista andata in onda il 12 gennaio 2002 nella trasmissione di Rai 3 Ambiente Italia). La scena è agghiacciante: il Belpaese ricoperto di centraline eoliche ed assordato dal rumore delle loro pale, come ben sanno coloro che abitano nelle vicinanze degli impianti sperimentali già presenti sul nostro territorio.
E' abbastanza chiaro che il gioco non vale la candela... Ma forse per qualcuno sì.

Da quando occuparsi di ecologia è divenuto politically correct, la chiacchiera pseudoambientalista è divenuta un comodo stratagemma attraverso cui affaristi e politici senza scrupoli mascherano speculazioni assai lucrose. Gli esempi sarebbero numerosi, ma il problema del business ecologico meriterebbe una lunga e dettagliata trattazione ad hoc. Rimanendo invece in tema, bisogna focalizzare l'attenzione sulla questione dei "certificati verdi". Si sta parlando dell'espediente legislativo con il quale l'Italia ha mostrato la propria buona volontà per addivenire ad una riconversione della propria produzione energetica maggiormente rivolta verso le fonti cosiddette "pulite e rinnovabili" e che è strettamente correlato con la futura liberalizzazione del mercato energetico. In sostanza, le società interessate a fornire elettricità agli utenti della penisola devono, per legge, orientare almeno il 2% dei propri investimenti verso fonti di energia rinnovabile (eolica, solare, fotovoltaica, idrica, ecc). Una volta adempiuto a questo obbligo, esse ricevono una certa quantità di "certificati verdi", corrispondente al capitale impiegato, dopodiché questi possono essere venduti, persino quotati in borsa. La normativa favorisce tale commercio, perché ciò che conta è che l'impresa interessata ad agire nel mercato energetico sia provvista dei certificati, anche se non ha investito in prima persona e non possiede nemmeno un impianto di energia rinnovabile. E siccome i macchinari eolici sono più economici rispetto, per esempio, ai pannelli solari ecco spiegata la ragione del grande interesse riscosso da questo tipo di fonte energetica, avallato dal Protocollo d'Intesa L'energia dei Parchi, promosso dall'ENEL e sottoscritto, nel febbraio 2001, da Legambiente, Ministero dell'Ambiente e Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali.
Per un pugno di certificati c'è chi è disposto a compromettere irreparabilmente la bellezza del paesaggio italico e la preservazione delle ultime oasi verdi delle nostre montagne!

La situazione, dunque, è grave, ma non del tutto compromessa. Esistono ancora margini di azione abbastanza ampi, occorre però fare in fretta. In Campania, una delle regioni più colpite dall'"eolico selvaggio", sono già ben 39 le richieste di connessione alla rete di trasmissione. In alcuni casi i lavori sono già ultimati, in altri ancora in corso o in procinto di cominciare. La maggior parte dei siti sono ubicati in Irpinia, nel Sannio e in provincia di Salerno, mentre nel napoletano ve n'è uno a Serra del Ceraso. Lanciare una vigorosa campagna di sensibilizzazione in merito ed ottenere dal maggior numero di Comuni possibili una delibera ufficiale con la quale essi si dichiarino "deolizzati" è una prima forma di resistenza che è possibile scatenare contro chi vuol distruggere il patrimonio storico, paesaggistico ed ambientale delle nostre montagne.



*per aderire al Comitato Nazionale del Paesaggio
ecco l'indirizzo al quale rivolgersi:
Piazza Cola di Rienzo 92 00192 Roma. Tel. 06/3203998.

¹ Il dossier La questione eolica in Italia è consultabile presso
i locali de La terra di mezzo che ha aderito al Comitato Nazionale
del Paesaggio ed avvierà una serie di iniziative di sensibilizzazione
e di lotta in merito. Per ulteriori informazioni è possibile visitare
il sito www.cnp-online.it